Intervista a Stefano Ruffa di One Room

ABSTRACT ONEROOM

Una stanza aperta nel cuore di Roma che contiene una selezione curata di libri fotografici nuovi, non comuni e rari dagli anni ’60 ad oggi; ibrido tra libreria, biblioteca e chissà cos’altro, nata per offrire a menti e cuori curiosi un punto d’accesso al Mondo visto attraverso gli occhi di qualcun’altro.

Biografia

Stefano Ruffa (Roma, 1978) Un background accademico nel campo dei media & cultural studies, qualche anno speso con la fotografia praticata, dal 2008 libraio, animatore culturale e costruttore di ponti.

Identità


(Com’è nata l’idea della libreria, come mai questo nome, qual è l’identità)

Le motivazioni che mi hanno spinto ad avventurarmi su questo percorso con Mandeep Photography nel 2008 sono molto diverse da quelle che hanno portato alla nascita di ONEROOM nel 2013, e sono ancora altra cosa rispetto a quelle che mi permettono oggi di alzare quotidianamente la saracinesca.

In ordine più o meno cronologico, posso elencare la volontà di offrire un luogo d'incontro, un presidio costante sul territorio nei 362 giorni che passavano tra un festival e l’altro. Contribuire a creare dal basso una comunità di appassionati ed una piattaforma creativa, in cui il libro fotografico fosse uno dei collanti.
Un luogo di condivisione, per offrire nuove visioni ad una città che sentivo cupa e depressa: un'invito a riaprire occhi e cuore, trovando nuova luce e ispirazione tra le pagine di un libro.
Per far incontrare occhi affamati e curiosi con nuovi punti di vista e prospettive.

Descriverei ONEROOM, almeno nella sua forma odierna, come un punto d’accesso al mondo visto attraverso gli occhi di qualcun’altro, uno spazio conversazionale e di condivisione aperto all'incontro con l'altro, un luogo in cui l’esperienza non è intesa solo come esperienza d’aquisto, ma ibrido tra libreria e biblioteca, dove cerco di preservare almeno un'ultima copia in consultazione di alcuni dei libri fotografici più importanti pubblicati negli ultimi sessant'anni così come di piccole nuove gemme auto o micro pubblicate.

ONEROOM è anche lo spazio che uso come studio, e la posizione privilegiata nel centro del centro di Roma mi permette d'incontrare le persone più diverse da ogni angolo del mondo, appassionati e professionisti ma soprattutto semplici passanti curiosi che non hanno mai neanche considerato che la fotografia potesse fare capolino nella loro vita.

Molti dei libri che custodisco sono degli strumenti che utilizzo, un aggancio dell'attenzione, degli spunti di conversazione, delle chiavi d'accesso che mi permettono d'introdurre le persone dai più differenti background e personalità in un mondo nuovo.

Ad un linguaggio nuovo, che è sempre più presente attorno a noi, ma che non sempre siamo in grado d’interpretare funzionalmente.

Considerando la Fotografia (in tutte le sue forme e sfumature, non solo quella d’arte o d’autore) come quello strumento che sta felicemente in mezzo alla realtà fisica concreta, oggettiva, misurabile, che si suppone essere la stessa per tutti quanti noi, ed il fatto che ognuno di noi veda questa realtà in modo oggettivamente diverso; aiutandoci a trovare quel terreno in comune che necessariamente esiste tra noi e gli altri, ed allenandoci al rispetto per la legittimità del punto di vista altrui.

I Clienti


(Rapporto con i lettori romani, che rapporto col quartiere, quali sono i clienti, la figura del cliente tipo, quale fascia d’età, clienti speciali e vip)

La stragrande maggioranza delle persone che incontro sono “romani a tempo” solitamente per qualche giorno da turisti, o per qualche mese, come nel caso di artisti e ricercatori in residenza nelle tante Accademie e Istituti di Cultura stranieri in città. Meno frequente il rapporto col pubblico locale, anche perché nel Centro Storico, soprattutto in questo quadrante, i residenti sono sempre di meno, e raggiungere il Centro da fuori a volte sembra essere davvero un’impresa per cui bisogna essere ben motivati.

Parlando più in generale, non esiste un cliente tipo, e neanche un’interazione tipo; ogni esperienza in questa stanza è unica, ritagliata sulle esigenze e gli interessi di chi di volta in volta la vive. E può essere indifferentemente studente o professore, semplice curioso o cultore della materia; professionisti di ogni campo e creativi in cerca d’ispirazione. Neonati o centenari, nobili o mendicanti, in questa stanza ognuno che varca la porta è speciale, ed invitato ad accomodarsi in poltrona ad arricchirsi ed arricchirmi di nuove idee e prospettive.

Il livello di notorietà dell’interlocutore poco aggiunge e poco toglie all’esperienza in sè, ma è sicuramente motivo d’orgoglio sapere d’essere considerato una risorsa da personalità riconosciute ed affermate in settori tanto trasversali, che siano direttori di giornali o di musei, politici, stilisti o cineasti, accademici o alcuni degli artisti che ho sempre stimato, e che ho avuto la fortuna e l’onore di poter incontrare e accogliere.

I libri


(che specializzazione, prezzo medio, libro più costoso, scelta di libri ed editori, altre attività svolte nello spazio, altre attività fuori dallo spazio, vendita online, social networking, collaborazioni, fiere)

Quel che ONEROOM offre è una selezione curata di libri fotografici nuovi, non comuni e rari dagli anni ’60 ad oggi, il cui valore economico e materiale può oscillare dai 5 ai 5000 €, che è nulla rispetto al valore simbolico e immateriale che rappresentano in termini di contenuti, idee, conoscenze e consapevolezza che ci permettono di acquisire. Già da soli, e ancor di più in relazione tra loro.

Il criterio di selezione è la ricerca di un difficile equilibrio tra fattori molto diversi come: quanto il titolo in questione sia (o sia stato) significativo nel contesto del medium-libro fotografico, della sua storia ed evoluzione; quanto significativi siano gli

argomenti trattati, i punti di vista e gli stimoli proposti, ai miei occhi ed a quelli dell’interlocutore che cambia ogni volta, quindi saper incuriosire ed appagare palati dei più diversi. Opere che sapendo ben coniugare concetto e realizzazione, abbiano l’ambizione di voler “parlare” del / al mondo intero e non solo al mondo della fotografia ed ai suoi adepti. E per finire che abbia un costo che mi sia possibile affrontare, una barriera d’accesso sempre più difficile da scavalcare.

Più di venti anni (circa la metà da “addetto ai lavori”) di studio, ricerca, impegno e sacrifici hanno creato la selezione che vive in questi pochi metri quadrati, che cerco di usare in quanti più modi possibili, e la vendita è diventato un aspetto meno importante rispetto ad altre attività. Che vanno dalla consulenza e ricerca per professionisti creativi alla curatela di mostre, esperienze e pubblicazioni, fino ad arrivare a talks o forme più o meno formali d’insegnamento, e che possono svolgersi indifferentemente dentro o fuori da queste mura, in spazi fisici e\o virtuali, pubblici e\o privati e che non necessariamente abbiano a che fare con l’arte o la fotografia.

Il libraio


(crescita del selfpublishing, vivacità dell’editoria fotografica, mercato del libro fotografico, difficoltà di una libreria indipendente, libro significativo nella formazione, progetti futuri)

L'oggetto libro non va più di moda da un po', anche se continua ad avere uno zoccolo duro di lettori sempre più agguerriti. Il libro di fotografia in questo va controtendenza. D'estimatori veri ne ha sempre avuti pochi, ma oggi è cool, fa figo.
Temo però che sia un fenomeno transitorio come ogni moda, in cui moltissimi si sono cimentati come autori, molti ci hanno rimesso grandi e piccole fortune e qualcuno ne ha fatte, ma troppo poco è stato fatto per allargare il bacino d'utenza necessario alla sopravvivenza del sistema.

Fred Ritchin ha dichiarato che “I libri fotografici stanno vivendo un'epoca d'oro, ma la preoccupazione è che li stiamo facendo l'uno per l'altro” riferendosi agli addetti al lavoro o a persone che si occupano a vario titolo di fotografia. Ed io non posso essere che d’accordo con Ritchin, la mia personale esperienza decennale restituisce esattamente la stessa fotografia.

Negli ultimi dieci anni ho visto esplodere e fiorire centinaia d'iniziative legate alla fotografia, dalle associazioni alle scuole a festival e fiere. Network reali e virtuali. Una platea d'appassionati cresciuta esponenzialmente, una galassia di micro-mini case editrici in continua espansione. Una produzione sconfinata ed inarrestabile.

Ma, la maggior parte di questi nuovi appassionati é appassionata principalmente dalle proprie fotografie piuttosto che dal consumo di quelle altrui: sono già, stanno diventando o vogliono diventare addetti ai lavori. E come tali hanno, o cercano, un rapporto diretto con gli autori di riferimento anche nella meravigliosa circostanza in cui manifestino il desiderio di acquistare un libro. Si muovono nello stesso contesto, si conoscono e si frequentano, e in questo caso la figura del libraio come intermediario o ponte fra diverse comunità ha poco senso.

Non a caso le tirature medie delle pubblicazioni sono passate dall’ordine di grandezza delle diverse migliaia (magari localizzate in più edizioni per più mercati) a poche centinaia in totale su scala mondiale.

E se parliamo più in generale di commercio, come si può competere da indipendenti con un colosso come Amazon o altri marketplace, che offrono tra sconti e spedizioni semi- istantanee quasi-gratuite delle condizioni di gran lunga migliori di quelle a cui ho accesso attraverso i canali ufficiali di rifornimento?

Ed è purtroppo un'esperienza sempre più frequente quella di sentirsi rispondere da alcuni editori o distributori che un titolo è esaurito, mentre continua ad essere disponibile per mesi sui loro canali di vendita diretta, anche su Amazon...
Ok, su Amazon passa il nuovo delle grandi case editrici, mentre il gusto di una libreria specializzata è anche quello della ricerca dell'insolito, del particolare, dell'off-qualcosa.

In un contesto come quello appena descritto, partecipare a fiere e festival è fondamentale da una parte per entrare in contatto diretto con i produttori e fornitori, e dall'altra perché sono una delle pochissime riserve di caccia di quell'animale quasi mitologico del compratore, del collezionista, di colui per cui tutto si muove.
Purtroppo questo richiede degli investimenti ingenti di difficile rientro, delle scommesse, e non sempre è possibile sostenerli. Mi domando poi se abbia senso sostenerli per proporre libri spesso presenti anche sul tavolo accanto, dell'autore o editore che sia, che si rincontra al prossimo giro di giostra.

E poi, torno a sottolinearlo, in fiera ci vanno gli addetti ai lavori, le più famose e partecipate a livello mondiale contano poche decine di migliaia di frequentatori, e non si possono davvero sommare gli uni agli altri perché molto spesso sono gli stessi che si muovono qua e là, da una parte all'altra dell'Europa e dell'oceano.
A me interessa dialogare ed eventualmente vendere al pubblico. La domanda rimane: siamo sicuri che esista un pubblico al di là degli addetti ai lavori?

Intervista a Stefano Ruffa (OneRoom) del gennaio 2020 pubblicata a giugno 2020