Intervista a Francesco Rombaldi e Luigi Cecconi di Paper Room

Storia della libreria

La Paper Room è lo spazio fisico del progetto Yogurt: piattaforma curatoriale dedicata alla mappatura dei nuovi linguaggi nella fotografia contemporanea. Sentivamo l’esigenza di creare un bookshop che raccogliesse le opere degli autori che proponiamo, dando la possibilità di avere un contatto diretto ed epidermico con i libri.

La Paper Room nasce con lo scopo di essere una sorta di wunderkammer del mercato editoriale fotografico. Raccogliendo tutti quei volumi che per design, materiali, linguaggi e narrazioni siano rappresentativi della nostra ricerca. Così che la consultazione possa essere anche d’ispirazione a chi deve produrre una pubblicazione.

La Paper Room è anche sede della redazione di Yogurt Magazine e salotto dove si svolgono le nostre attività.

Qualche informazione su Yogurt, come nasce?

Yogurt è nato dalla necessità di realizzare una mappatura visuale della fotografia contemporanea.
Filtrando la nostra ricerca con il nostro tema.

Yogurtmagazine.com ha infatti una vocazione antropocentrica, che si è sviluppa per nuclei tematici. Abbiamo iniziato con le pulsioni più primitive, raccogliendo progetti che approfondissero eros e thanatos, abbiamo avuto una parentesi legata al subconscio e alle immagini residuali. E ora siamo molto concentrati sul tema dei rapporti. Con sé stessi, con gli altri, con il territorio.

Altra ambizione del progetto è allargare ogni giorno il perimetro della nostra ricerca, cercando di catturare per tempo trend e avanguardie narrative.

Oltre i libri quali sono le altre proposte al pubblico di Paper Room?

Cerchiamo di portare avanti un lavoro nel micro e nel macro, ovvero un percorso orizzontale e uno verticale. Dal punto di vista orizzontale c’è voglia di creare delle propedeutiche, consapevoli che il mercato coinvolge poco la fotografia di ricerca. E quindi con proposte più ludiche e coinvolgenti cerchiamo di avvicinare chiunque sia curioso, per aprire libri, parlarne, confrontarsi.

Dall’altro, per chi è appassionato, proponiamo approfondimenti e laboratori. Ultimamente ci danno molte soddisfazioni i nostri Talk (Acosytalk), che permettono di non subire la comunicazione dell’autore, ma che danno l’opportunità di interagire liberamente e di avere un'esperienza quasi formativa.

Quindi l’interazione con il pubblico si può dire assolutamente attiva

Si, per esempio, abbiamo fatto credo il primo photo book swap party. Le persone portavano i propri fotolibri e avevano la possibilità di scambiarli. Non c’era moneta. Quattro ore a scambiarci libri. Un appuntamento che ha avuto un ottimo coinvolgimento. E un duplice valore, quello di divertire, ma anche di riappropriarsi intellettualmente dei propri volumi, di scoprire quelli altrui. Di arrivare con un libro di Doisneu e tornare a casa con 4 fanzine polacche autoprodotte. O viceversa. E questo troviamo che sia importante, perché il nostro tessuto di riferimento ha la forte necessità di ampliarsi, di risultare coinvolgente. Di essere attivo e frizzante.

A questo proposito, cosa pensate dei libri autoprodotti dagli autori?

L’autoproduzione è una tappa nel percorso di consapevolezza dell’autore, che inizia ad essere più autoconclusivo. Per questo tipo di prodotti è fondamentale trovare una rete di distribuzione, per dare visibilità all’autore indipendente che ha deciso di autoprodursi.

La selezione dei libri viene fatta dalla libreria?

Esatto. Si decide cosa ha un valore per la libreria, per la propria ricerca e per il proprio gusto.

Parliamo ora dei clienti, com’è il rapporto con il quartiere? Qual è il cliente tipo, se c’è? Avete qualche cliente particolare?

Nonostante ci troviamo in un quartiere “artistico”, universitario e frequentato da giovani che studiano all’Istituto Superiore di Fotografia, il flusso di persone della zona non è così costante. Gli stranieri sono sicuramente più curiosi, si affacciano, sfogliano libri molto più volentieri.

Ci sono persone che frequentano spesso Paper Room, che hanno voglia di vedere novità. Il problema più grosso è sempre il mercato, in particolar modo rispetto al resto d’Europa, dove c’è una maggiore attenzione alle pubblicazioni indipendenti e d’avanguardia.

Oggi dobbiamo disabituare le persone da un’abitudine appena presa, che è quella di internet e dell’acquisto online. E’ importante riappropriarsi di un momento con sé stessi per scoprire un libro, toccandolo, sfogliandolo.

Per questo Paper Room funziona anche come biblioteca. Il libro viene fatto anche per essere sfogliato e non solo per essere ghermito, collezionato ed esposto nella propria libreria. Se qualcuno ha un progetto fotografico da trasformare in un libro può venire qui e scambiare informazioni, guardare e sfogliare opere di altri autori.

Quando è nata la libreria?

Un anno fa, ma il progetto ha quattro anni. Prima la redazione di Yogurt si trovava all’interno di un collettivo: 001. Ad un certo punto abbiamo sentito la necessità di trovare uno spazio per creare una cornice coerente con i nostri interessi, così è nata la libreria. Negli ultimi mesi è nata anche l’Agenzia Creativa di Yogurt, che si dedica alla produzione di libri e altre pubblicazioni realizzate durante i laboratori editoriali. A giugno usciranno 12 volumi dal laboratorio, uno per ogni autore. L’agenzia si occupa di design editoriale anche per chi ha bisogno di autoprodursi.

A quale fascia di età appartengono i vostri clienti?

Dai 18 ai 60 anni.

In cosa siete specializzati? Quali titoli selezionate per la libreria?

Tutte quelle narrazioni che usano al loro interno diversi tipi di linguaggi per riuscire ad esprimersi nella maniera più completa possibile.

Quindi troverai un po’ di tutto, temi e pubblicazioni che hanno al loro interno una forte impronta concettuale.

Diamo spazio anche agli indie-books fuori dalla grande distribuzione. Sono prodotti di grande qualità, firmati e realizzati a mano. Abbiamo contattato direttamente gli autori per poter dare loro spazio e visibilità. Libri con un design editoriale sempre pensato ed originale, con grande attenzione ai materiali scelti, dove forma e contenuto vanno di pari passo.

Fate vendita online?

Inizialmente eravamo partiti con le vendite online, ma sono state fermate per portare avanti un lavoro sul chilometro zero, lavorando sulle persone che entrano in libreria. Ripartiremo con le vendite online tra qualche mese, per necessità imprenditoriali.

Qual è la vostra attività sui social?

Ho lavorato per un’agenzia di pubblicità per anni, quindi ci siamo immediatamente impegnati in una campagna intelligente e ben strutturata di social media marketing e di comunicazione. Questo è importante quando lanci un laboratorio o un evento. Non lo lanci più all’interno di quel circuito di appassionati che ti segue per fiducia, ma all’interno di una rete che tu hai creato in maniera capillare. Siamo consapevoli che al giorno d’oggi non c’è niente di bello e coinvolgente che rimane tale se è comunicato male e in maniera repulsiva.

Abbiamo parlato dei libri autoprodotti, com’è cambiato il mercato dei libri fotografici in questi anni e che difficoltà si affrontano?

E’ un mercato non facile, che vive di opinion leader: se un libro viene comunicato in un certo modo va sold out. Il libraio deve fare un grande lavoro per riuscire a far percepire la qualità del libro. Noi cerchiamo di fare il nostro lavoro a chilometro zero e online.

Un libro particolarmente significativo per Paper Room?

Un libro significativo è Pictures from Home di Larry Sultan, edito da Mack. Sultan ha ritratto la sua famiglia, medio-alto borghese americana, ma il risultato è uno spaccato incredibile dell’America reaganiana. Usa una poetica sofisticata, intelligentissima, acuta in modo unico. Un capolavoro. È uno dei libri da avere assolutamente in casa.

Intervista a Francesco Rombaldi e Luigi Cecconi (Yogurt Magazine & The Paper Room) del maggio 2020 pubblicata a giugno 2020