Intervista a Mariella Boccadoro di b.str’OF, la libreria-biblioteca di OF

La libreria nasce nel 2010, ma diventerà ben presto un punto vendita e ritiro di HF Distribuzione, un servizio di vendita per corrispondenza e libreria online di libri fotografici creata e gestita da Alessandro Voglino, scomparso prematuramente nel 2014.

Al mio arrivo ad Officine Fotografiche, in libreria si faceva prevalentemente un lavoro di “registratore cassa” e resoconto delle giacenze. Sono entrata a far parte dello staff di Officine Fotografiche nel 2012 e per il primo anno ho lasciato tutto com'era, anche perché non avevo alcuna competenza in merito, tranne la mia sfrenata passione per i libri fotografici. Lavoravo con la selezione di Alessandro ed ogni tanto facevo qualche richiesta particolare o personale. In prevalenza comunque erano libri tecnici, essendo Officine Fotografiche una scuola di fotografia, senza tralasciare ovviamente alcuni dei classici - da Capa a Steve McCurry.

Dopo qualche tempo mi sono accorta che non mi bastava più avere solo libri su aprire o chiudere il diaframma, o l’uso del banco ottico, o come scegliere la migliore macchina fotografica. Ho iniziato a studiare il catalogo di HF e ad allargare la selezione dei volumi. Pian piano sono diventata sempre più esigente. Volevo avere dei libri che HF non distribuiva, andare alla scoperta di nuovi racconti fotografici.
Ed è così che ho cominciato a ricevere direttamente rappresentanti di varie case editrici.

Ora praticamente abbiamo in vendita presso il nostro spazio quasi tutte le maggiori case editrici italiane e molte di quelle internazionali.

Il nome è nato come molte cose all’interno dell’Associazione, su “voto democratico” dei diversi componenti dello staff. Ma comunque, credo che poche persone sappiano che la libreria si chiami b.str’OF; penso piuttosto che siamo conosciuti come “la libreria di Officine”.

Biografia

Dopo essermi laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Perugia, mi sono trasferita a Parigi, cercando un lavoro per potermi mantenere. Sono stata fortunata, perché ho fatto domanda per uno stage alla Magnum Photos, e mi ha accettato come stagista nel nascente ufficio di digitalizzazione delle immagini grazie a Enrico Mochi, un italiano a Parigi (cosa non di poca importanza, vista la mia completa ignoranza della lingua francese). Ho appreso molto durante quel breve periodo, e mi piaceva quello che facevo. Al termine dei tre mesi mi proposero di lavorare con loro. Facevo due lavori, digitalizzavo le foto e lavoravo in camera oscura per vari fotografi Magnum, sia lavori personali che per l’agenzia. Ho stampato fotografie di Cartier-Bresson, Koudelka, Abbas, Guy Le Querrec, Burri, Larrain, insomma lavoravo con i migliori fotografi al mondo ed ero al settimo cielo. Dopo qualche anno mi sono spostata a New York, per un breve periodo, cercando altri stimoli, accrescendo la mia formazione e studiando la lingua inglese. Rientrata in Italia, a Roma, ho fondato con alcune amiche, l’associazione Gerdaphoto per la promozione della fotografia delle donne.

Anche se siamo state attive per pochi anni, proprio con Gerdaphoto mi sono avvicinata all’editoria, lavorando alla pubblicazione del volume “Gerda Taro. Una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola” di Irme Schaber edito da DeriveApprodi. Ci siamo occupate di portare la storia di Gerda Taro (da cui proveniva la scelta del nome del gruppo) in Italia, in un periodo in cui la Taro era sconosciuta ai più e la Mexican Suitecase non era ancora stata resa nota.

Dopo Gerdaphoto, ho seguito il Master di Internazionale alla Luiss, alla fine del quale ho fatto lo stage presso National Geographic Italia. Questo mi ha dato la possibilità di collaborare con loro anche successivamente, lavorando su alcuni progetti come la collaborazione tra la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition e il National Geographic o per la mostra annuale del National Geographic presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Grazie al lavoro con National Geographic ho avuto l’occasione di incontrare Tiziana Faraoni, photo editor de L’Espresso, che mi ha proposto uno stage come ricercatrice iconografica nel suo ufficio. Successivamente mi hanno offerto un lavoro di catalogazione delle fotografie presenti nell’archivio storico fotografico della rivista.

Da L’Espresso sono arrivata ad Officine Fotografiche, quando ho scoperto che cercavano qualcuno per la libreria. I libri fotografici, dai tempi della Magnum erano diventati la mia passione. Ho fatto il colloquio e mi è piaciuta l’idea dell’associazione. Ne ho condiviso subito i valori che sono presenti nel suo statuto. Una scuola con un direttore e personale realmente appassionato di fotografia e meno interessati all’aspetto commerciale dell’immagine.

Era il 2012 ed ero riuscita a realizzare uno dei miei sogni, lavorare con i libri fotografici. Anche per questo apprezzo molto Officine Fotografiche: un’associazione che dà spazio alle passioni e ti permette di sviluppare, quando possibile, ciò in cui credi.

Oggi, questa passione per i libri e la “libera cultura” mi ha portato all’ideazione e alla creazione di una biblioteca, esclusivamente di libri fotografici, che sto catalogando e che spero di poter ampliare continuamente e di far entrare a far parte di un circuito più ampio.

Clienti

Com’è il rapporto con i lettori romani?

Come ho detto la libreria si trova all’interno dell’associazione. Dunque, l’apertura segue gli orari della scuola. La libreria è aperta dalle 13:30 alle 21:00, mentre sabato e domenica siamo chiusi. Diciamo che è un orario non proprio favorevole per un pubblico più vasto.

Come dicevo, la libreria è legata soprattutto all’attività della scuola e anche la clientela, per la maggior parte dei casi, è costituita dai nostri associati, sia perché possono usufruire di uno sconto su tutti i volumi, sia per la praticità del luogo. Sono loro i nostri maggiori clienti, mentre persone esterne all’associazione arrivano soprattutto quando facciamo inaugurazioni, mostre, eventi culturali, presentazioni editoriali o festival.

Ultimamente, però, mi sto accorgendo che stanno arrivando nuovi clienti anche non iscritti all’associazione. Forse cominciamo ad essere un punto di riferimento romano per i libri fotografici? Non so. Comunque se continuerà così, sarò felice di pensare ad un orario più consono per un pubblico più ampio. Vedremo.

La libreria, i libri, il libraio.

Quanti titoli proponi? In cosa sei specializzato?

Oltre alla libreria qui c’è anche la biblioteca, e io non faccio distinzione tra le due cose, infatti in libreria tengo esposti anche libri della biblioteca. Tutto coesiste in un unico spazio. Il bookshop si presenta più come una biblioteca direi, chiunque ha la possibilità di guardare tutti i libri presenti, sia quelli in vendita che non. In questo modo riesco ad unire la qualità alla quantità. Tra libreria e biblioteca ho a disposizione circa 4.000 libri. Ovviamente quelli della biblioteca non sono in vendita, ma offriamo a chi fosse interessato la possibilità di ordinarli e riceverli a breve tempo.

Il più costoso?

Non saprei dirti, perché non vendiamo libri da collezionismo. Diciamo che alcuni acquisti fatti tempo fa sono diventati successivamente da collezione. Ma non vado alla ricerca di titoli fuori stampa.

Non mi fa impazzire il discorso del mercato collezionistico e non sono interessata a creare una libreria che possiamo definire d’élite. Inoltre, a Roma ci sono già librerie specializzate per questo tipo di mercato, quindi non c’è necessità di averne una in più. Ciò che forse manca a Roma sono le librerie fotografiche per tutte le tasche, anche se i libri fotografici risultano sempre un po’ costosi.

Di certo ci sono persone che possono permettersi di acquistare un libro ad un costo alto, ma quello è un altro tipo di mercato. Allo stesso tempo i libri che ho in libreria e che hanno acquistato valore nel tempo, non li venderò allo stesso prezzo di copertina. Anzi, il loro valore aggiunto, dato dalla rarità della pubblicazione, sarà linfa vitale per la biblioteca dandomi quindi la possibilità di acquistare altri volumi.

A me piace far girare la fotografia come cultura e non come oggetto di mercato ad alto costo.

Credo fortemente che il libro debba rimanere consultabile anche quando raggiunge un costo troppo alto per la clientela che non appartiene alla categoria dei collezionisti. La biblioteca ha questo scopo. Qui ora, abbiamo dei libri di un certo valore, in quanto non sono stati venduti in passato, e il loro valore commerciale è aumentato con il tempo, ma possono essere consultati liberamente.

Vendi libri online?

Purtroppo sento ormai la necessità di aprire una sezione online per riuscire ad entrare nel mercato web, anche se lo sto rimandando. Personalmente preferisco il contatto diretto con le persone, questo mi dà modo di parlare di fotografia e di non ridurre la mia attività a uno scambio di denaro per un oggetto. Amo l’idea di poter creare uno scambio intellettuale prima che commerciale. Parlando con le persone si ricevono anche consigli su eventuali nuovi acquisti o scoperte di nuovi e interessanti fotografi, quindi mi trovo ad apprendere cose nuove e questo mi permette di crescere insieme al “cliente”.

Riconosco il valore della vendita online, ovviamente più si vende più si riesce a tenere in vita sia la libreria che la biblioteca, ma fin quando sarà possibile, cercherò sempre di prediligere l’incontro diretto nel nostro spazio e avere uno scambio amicale e culturale personale.

Come scegli libri e editori che proponi?

Scelgo i libri in base alla mia curiosità o perché mi “parlano personalmente”. Vengo a conoscenza delle nuove pubblicazioni grazie agli stessi fotografi o direttamente dalle case editrici che pubblicizzano i propri libri. Spesso li scelgo guardando mostre o leggendo articoli, o parlando con le persone. Quindi la scelta avviene un po’ da tutte queste relazioni, ma una parte della selezione è sicuramente data dalla mia passione per il reportage, che poi si evidenzia in un percorso specializzato verso questo tipo di fotografia.

Frequenti fiere di libri o fotografie?

Andavo, ma ultimamente purtroppo no. Ho dovuto selezionare gli eventi, ora vado alle più grandi, come Paris Photo o Fotografia Europea a Reggio Emilia e poche altre.

Il punto di vista del librario

Cosa pensi dei libri autoprodotti?

Da un lato credo sia una cosa positiva, dall’altro temo che si sia abbassato il livello di qualità dei libri fotografici in circolazione. Sono molto contenta della grande passione che si è creata intorno alla autoproduzione di un libro. È una possibilità alla portata di qualsiasi fotografo. Ma trovo che si sono create pubblicazioni di poca rilevanza e interesse. Non c’è più una selezione dei lavori da pubblicare. Tutto è pubblicabile. Quindi valuto anche l’aspetto negativo della cosa, anche perché oramai tutti sono fotografi.

In passato il fotografo lavorava sul proprio progetto per lungo tempo. La selezione del lavoro avveniva prima da parte di un photo editor, poi mediante l’editore che si prendeva il “rischio commerciale” della pubblicazione. Oggi il fotografo ricopre tanti ruoli: fotografo, photo editor, editore. A noi arriva direttamente il libro, non c’è più la mediazione, la selezione iniziale. Quindi si producono molti libri, anche inutili, il nostro lavoro come librai sicuramente è aumentato, ma non proporzionalmente al valore culturale fotografico in circolazione.

Quindi l’editoria sta vivendo un momento di grande vivacità?

Vivacità a livello di quantità ma non di qualità. Forse la qualità è più bassa ora.

Com’è cambiato il mercato?

Non so com’era prima del 2012 ma adesso sicuramente il mercato si è spostato molto sul web. Non parlo solo del solito Amazon, e tanti altri siti dedicati ai libri, ma anche l’editore stesso è divenuto venditore dei propri volumi, e spesso li vende già scontati alla loro prima uscita e questo con percentuali di sconto che le librerie non sempre possono permettersi di applicare. Una politica dannosa per le librerie. Si aggiunge così l’editore alla concorrenza.

Inoltre, sempre più spesso ricevo persone che vengono, sfogliano diversi libri, poi fanno la foto alla copertina e se ne vanno senza aver pronunciato una parola. Quel libro molto probabilmente sarà acquistato online. Questo modo di fare mi avvilisce molto e a volte mi fa arrabbiare. Mi sento impotente e defraudata: studiare, selezionare i libri che possono interessare, ci metti la tua anima per far sì che le persone possano trovare libri di ogni genere fotografico, e tu vieni, benefici del mio lavoro e poi vai a comprare online (a volte per pochi euro in meno). Trovo che ci sia una mancanza di coscienza da parte di chi compra verso il lavoro del librario e del servizio che una libreria offre. Il tenere in mano un libro non è cosa da poco.

Poi abbiamo il Crowdfunding, una nuova formula, sempre online, per pubblicare il proprio libro. Chi è interessato al progetto, partecipa con un’offerta alla raccolta fondi e in cambio spesso riceve il libro. Quindi la vendita è già effettuata. Quello che la libreria può fare è organizzare presentazioni editoriali, ma spesso chi era interessato al progetto ha già ricevuto il libro e quindi la libreria di per sé cosa deve fare? E magari il progetto ha già girato un anno, e la libreria alla fine si trova con un mercato già saturo.

Anche le tirature dei libri sono molto ridotte, ma con costi non proprio economici, e a volte difficili anche da reperire. Mi è successo in passato di dover rinunciare a dei libri perché troppo difficili da ordinare.

Come cambiare le librerie? Dovranno pur cambiare in qualche modo

Io sono fortunata perché ho la scuola alle mie spalle, e la biblioteca. Il mio lavoro è piacevole e spero che non cambi più di tanto, vorrei mantenere questo spazio dove circolano ancora parole insieme alla fotografia, altrimenti sarebbe solo un mercato. Come cambiare le librerie? Non so, forse dovremmo cambiare noi persone e riuscire a ritrovare il tempo per le nostre passioni, più che cambiare le librerie.
Si potrebbe anche parlare della difficoltà economica di tanta gente, ed ovviamente nei momenti di crisi, il libro non è una priorità, ma è un discorso troppo lungo da fare ora. Comunque tutto ciò influisce. Le librerie non sono fuori dal mondo, anche se i libri ti fanno viaggiare.

Un libro particolarmente significativo nella tua formazione?

Non ho un libro in particolare, in realtà ne ho molti. La mia formazione parte con la Magnum quindi ho un’impronta documentaristica, di reportage. Sicuramente Valparaiso di Sergio Larrain è uno dei miei libri preferiti, Josef Koudelka uno dei fotografi.

I viaggi che hai fatto e le persone che hai incontrato come hanno influenzato le scelte dei libri?

Viaggiare mi ha aiutato ad allargare la mia conoscenza. Anche cambiare città ti dà modo di cambiare visione, scoprire nuovi stereotipi ed evitarli. Questo rientra anche nelle scelte dei libri fotografici. Sono sempre molto attratta da libri che affrontano tematiche quali questioni di genere, identità, violenza sulle donne. Per esempio ho un settore che sto cercando di ampliare in biblioteca, che è legato al tema delle donne, tutto un mondo che spesso è messo un po’ in disparte. Anche questo fa parte del mio percorso di vita.

Il fatto di viaggiare, cambiare paese, ti fa sviluppare un maggior senso critico rispetto alle immagini.

Fotografe come Nan Goldin, che ho conosciuto a Parigi, ti arriva diretta nello stomaco, la Sanguinetti, con il suo lavoro sulle due cugine Guille e Belinda, è un canto d’amore in una realtà dura come la vita in una fattoria. Donna Ferrato con il suo meraviglioso lavoro dal titolo “Living with the enemy” reportage di violenza sulle donne.

Sono temi difficili da guardare, però ci sono e vengono sempre un po’ dimenticati. C’è spesso la guerra in prima linea, molto maschile, ma non esiste solo quel reportage.

Libri su donne militari, sulla guerra vista dalla parte delle donne, rimangono sempre marginali. Io ci provo ad averli, cercando info da tutti i punti di vista.

Progetti futuri?

Ingrandire a dismisura la biblioteca-libreria. Vorrei non dover mai rinunciare a vivere e lavorare in uno spazio pieno di libri. Non riesco ad immaginarmi senza i libri fotografici intorno a me. Posso dire che la libreria, avendo scelto ogni singolo volume secondo il mio gusto, ha un’impronta molto personale. È come se tu scegli un vestito, la libreria è il mio vestito, il mio modo di essere. Non posso farne a meno.

Dove possono seguirti i nostri lettori?

Come libreria stiamo lavorando per allargare la nostra visibilità sul web e anche per rendere accessibile la lista dei volumi presenti in biblioteca.
Abbiamo la pagina Facebook “b.str’OF” dove pubblico esclusivamente notizie sui libri, oppure tramite Officine Fotografiche (Sito web, Blog, Instagram, Facebook, Twitter).