Intervista a Santiago Carmona. Exceso de abundancia vincitore di PHOTO IILA 2021

CARMONA SANTIAGOArtista e fotografo dell'Università Nazionale della Colombia, Santiago Carmona sta attualmente conseguendo anche un master in arti visive presso la UNAM in Messico. Col suo progetto Exceso de abundancia (2020) si è aggiudicato il primo premio al XII IILA Photography Prize, premio che gli permetterà di passare un mese a Roma per una residenza artistica. I suoi progetti hanno come filo comune l'osservazione delle abitudini delle persone, osservazione che lo porta sempre a un'analisi più profonda di ciò che sono le dinamiche sociali ed economiche delle diverse popolazioni.

Siamo ciò che mangiamo, questo il titolo dell'esposizione che si tiene al Museo di Roma in Trastevere in questi giorni e di cui fa parte il tuo progetto intitolato Exceso de abundancia, vincitore del concorso XII PHOTO IILA. Un progetto che fa riflettere su molteplici aspetti dell'industria alimentare, ma in particolare fa soffermare lo sguardo sugli ultimi tasselli: il consumo e lo scarto. Come sottolinei tu stesso, molti scarti alimentari avrebbero ancora la possibilità di essere consumati permettendo di compiere un passo importante verso la lotta alla fame e alla povertà. A giudicare dal comportamento consumistico che le tue foto evidenziano, ho pensato che più che altro siamo ciò che scartiamo. Mi piacerebbe conoscere qual è stata la scintilla che ti ha fatto scegliere di puntare l'obiettivo verso il cibo e la sua ultima fermata.

Il mio lavoro fotografico e artistico racconta di vita quotidiana, intesa come spazio fortemente caratterizzato da dinamiche sociali, culturali e politiche. I nostri spazi quotidiani, compreso quelli destinati a tavolate e cibo, sono altamente politici; le decisioni più semplici, come ciò che mangiamo, ciò che sprechiamo e come ci relazioniamo con quanto ci circonda, diventano vere e proprie riflessioni personali che determinano il nostro posto in una società.
In particolare, questo progetto è legato in qualche modo alla mia storia familiare, infatti mio padre vende frutta nei mercati e questa è stata l'attività di sostentamento della mia famiglia per diverse generazioni. Per tutta la vita sono stato vicino a questo mondo, del quale apprezzo la ricchezza estetica, sensoriale e compositiva. Pertanto, in un certo senso, le mie fotografie raccontano anche la storia della mia vita.

Guardando il tuo progetto White Trash ho notato che hai usato la stessa prospettiva di Exceso de abundancia, un'inquadratura dall'alto che mette in evidenza la quantità, ma che al contempo appiattisce la tridimensionalità. Trovo la scelta estremamante appropriata, concettualmente e compositivamente. Ti va di raccontarci il processo creativo e tecnico che ti ha fatto approdare a queste inquadrature?

Santiago Carmona WHITE TRASH. Agua Evian Condones Magnum Calm Flores. 2019 copiapeqLo sguardo del fotografo e i mezzi di comunicazione visiva che utilizza, costituiscono un intero universo e un proprio linguaggio che lo aiuta a manifestare un processo di idee, un modo di vedere e pensare il mondo. Alcune di queste risorse visive, come la prospettiva frontale, diventano una costante nel mio lavoro. Come dicevo prima, cerco di legare la mia esperienza fotografica alla mia quotidianità, e da questa costante è nata la serie White Trash. Nel 2019 lavoravo in un hotel negli Stati Uniti, dove mi occupavo di lavori di pulizia. Ho usato la fotocamera del mio cellulare per fotografare i secchi della spazzatura di ogni stanza che dovevo pulire. Registrando ciò che la gente buttava, potevo immaginare la persona che aveva occupato quel luogo, facendo nel contempo uno studio visivo delle dinamiche di consumo e spreco che ha una certa popolazione piuttosto che un'altra.

Progetti per il futuro: l'industria alimentare farà ancora parte dei tuoi scatti?

I temi legati all'industria alimentare sono inesauribili, sicuramente ci sono molti altri dettagli da raccontare vista l'importanza vitale che questo tema ha per le persone. Ma non so ancora dove mi porterà il futuro. Il mio processo creativo, come la mia vita, si basa sul caso e sulle nuove esperienze. Attraverso l'arte sto raccontando la mia storia personale e sono disposto a recepire tutte le opportunità che la vita mi vuole dare, per poterle reinterpretare attraverso il mio sguardo e le mie fotografie.

Un'ultima domanda, come sai l'obiettivo di Panzoo è quello di circoscrivere e raccontare la fotografia romana, ti chiedo di immaginare di trovarti a Roma per un mese e in questo mese puoi scegliere un solo progetto da portare a termine, cosa sceglieresti di fotografare?

I miei progetti iniziano con un esercizio di osservazione, di abbandono e deriva, qualcosa che facciamo tutti quando arriviamo in un posto sconosciuto che ci tira fuori lo sguardo curioso e stupito da tutto ciò che è nuovo. Immagino di camminare per le strade di Roma, parlare con le persone che incontro, fare attenzione ai piccoli dettagli di ogni strada, assaggiare il cibo, relazionarmi con il luogo. Solo allora potrò rendermi conto di quale situazione richiami la mia attenzione tanto da volerla approfondire. Sicuramente questo progetto si svilupperà in uno spazio che rispecchia la cultura popolare e cercherà il contatto con le persone del luogo.

Vorrei infine ringraziare il gruppo di Panzoo per questo spazio e per il loro importante lavoro di dare voce alla fotografia romana e del mondo.

Di Redazione

 

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