Vivere la fotografia a Roma

Isabella Ducrot e Claire de Virieu

  • Autore: Isabella Ducrot, Claire de Virieu
  • Curatore: Nora Iosia e Daina Maja Titonel
  • Data Inizio: 14.11.2019
  • Data Fine: 18.01.2020
  • Dove: Maja Arte Contemporanea
  • Indirizzo: Via di Monserrato, 30
  • Orari: martedì - venerdì 16.00-20.30, sabato 11.00-13.00 / 15.00-19.00
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 0668804621
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    Questi nuovi fiori coltivati
    che nascono d'inverno fuori tempo
    e anche in luoghi che sono fuori luogo
    hanno uno strano modo di morire.
    Morti lo sono già, perché recisi,
    perciò di loro si può osservare solo
    il modo del disfacimento. Alcuni
    d'improvviso si squagliano in pappette ripugnanti,
    altri aprono i petali ormai arresi
    ma poi come storditi ci ripensano,
    si fermano, tornano indietro a chiudersi
    secchi e impalliditi.
               Patrizia Cavalli 



    La MAC Maja Arte Contemporanea è lieta di ospitare la doppia personale di Isabella Ducrot e Claire de Virieu a cui Patrizia Cavalli dedica una poesia inedita.

    In mostra un corpus di opere di recente produzione che sorge come un dialogo tradotto visivamente tramite il mezzo fotografico di Claire de Virieu e i pigmenti su carte di Isabella Ducrot.

    Non si tratta di uno spazio intimo e di intesa bensì di un teatro che mette in scena due narrazioni visive apparentemente consonanti tra loro per il tema comune, i vasi e le nature morte, che invece sorprendono lo spettatore per la forza della loro dinamica dissonante, quasi un contrappunto dove i temi si rincorrono senza quiete.

    I vasi della Ducrot hanno un che di irriverente rispetto allo sguardo: gli oggetti irrompono nello spazio che ha il sapore effimero di un luogo "fuori luogo" senza alcuna indicazione, se non talvolta un accenno ad un tovagliato a quadretti o delle onde marine, come se la loro ragione d'essere fosse definitivamente assoggettata alla loro stessa bellezza: "Il loro modo d'essere riguarda il loro apparire. Non sono natura ma tutto artificio. L'artista che rappresenta i vasi deve averli visti come vivi nel senso di belli a vedere, per questo li ha dipinti o fotografati." (Isabella Ducrot)

    La tracotanza della loro solitaria bellezza in qualche caso si disfa arrendendosi a una inevitabile dispersione nello spazio di ciò che essi contengono, perché sono dei contenitori. Il loro contenuto, in una sorta di ribellione, evapora e sfugge alla forma, alla categoria della rotondità per disperdersi in un gioco di nuove forme.

    Le photogrammes di Claire de Virieu tengono a freno la bellezza assoluta dei loro vasi, liberano lo sguardo dalla superficie e dirigono l'occhio oltre la forma visibile. Sembrano infatti voler superare il limite dello spazio e del tempo, tra contenuto e contenitore, tra ciò che appare (il fenomeno) e ciò che è, risolvendo così in un gioco imprevedibile di luci e di ombre, di bianchi e di neri, l'eterna battaglia tra forma e sostanza, tra ciò che l'occhio vede e ciò che l'immaginazione prevede o desidera. I suoi vasi, che svelano un contenuto non arreso al disfacimento, quasi a resistere a quell'estremo passaggio dove la forma si arrende, possiedono tutta la forza e la risonanza di una imprevedibile vitalità: "Nella camera oscura, senza pellicola e senza macchina, l'atto del fotografo forma direttamente la materia: giochi d'ombra e di luce, libertà di accogliere e di modellare più o meno l'una, più o meno l'altra. È grazie alla loro perpetua lotta che sorge l'immagine. Le mani del fotografo agiscono sulle trasparenze luminose disposte sulla superficie sensibile, ma senza i contorni definiti l'immagine non può che rispondere come una eco al suo desiderio ..." (Claire de Virieu) 


    ISABELLA DUCROT
    Isabella Ducrot (Napoli, 1931) vive e lavora a Roma. Nei molteplici viaggi in Oriente sviluppa un particolare interesse per i prodotti tessili di questi paesi; da qui parte un percorso di ricerca artistica che prevede l'uso di materiale tessile per la realizzazione delle opere. Alla Biennale di Venezia del '93 presenta un grande arazzo, oggi parte della Collezione del Museo di Gibellina. Del 2002 è una serie di arazzi di carta esposta all'Archivio di Stato a Milano. Nel 2005 realizza due mosaici per la stazione di Piazza Vanvitelli della metropolitana di Napoli. La Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ospita due sue personali (2008 e 2014). Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia. Nel 2014 espone alla Galleryske di New Delhi e successivamente partecipa ad Art Basel dove torna nel 2019 con la Galerie Gisela Capitain che la espone nello stesso anno a Frieze (Londra) e alla FIAC (Parigi). Nel 2015 realizza l'installazione Effimero al Museo Archeologico di Napoli, a cura di Achille Bonito Oliva. Del 2019 sono le due personali presso la Galerie Gisela Capitain di Colonia e Capitain Petzel di Berlino. Realizza fondali per palcoscenico, per concerti e balletti (Filarmonica di Roma, Balletto del Sud di Lecce, Teatro Olimpico e Teatro Palladium di Roma). Quattro le sue pubblicazioni: La stoffa a quadri (2018, ed. Quodlibet), Fallaste Corazón (2012, ed. Il notes magico), Suonno (2012, ed. La Conchiglia), La matassa primordiale (2008, ed. Nottetempo). 


    CLAIRE DE VIRIEU
    Claire de Virieu (Parigi, 1948) vive e lavora tra Roma e Parigi.
    I soggetti fotografici da lei più amati sono la natura e i paesaggi. Ha pubblicato diversi libri con Pierre Bergé, Marc Augé, Hubert de Givenchy, etc. Negli ultimi vent'anni questi lavori sono stati esposti in varie mostre.
    Recentemente si è riavvicinata alla fotografia in bianco e nero, creando paesaggi immaginari di ispirazione giapponese e una serie di foto astratte. Nel 2017 e nel 2019 ha esposto queste ultime alla galleria Pierre-Alain Challier a Parigi ed ha partecipato al Festival Kyotographie a Kyoto.
    Un portfolio, intitolato NARA, con i suoi ultimi lavori, è stato realizzato dalle Éditions La Falaise.
    Oggi Claire de Virieu è tornata nella sua camera oscura in Borgogna per creare photogrammes: un lavoro in contatto diretto con la materia fotografica, senza macchina e senza pellicola. Tutti i fiori e le foglie che utilizza e che animano i suoi fotogrammi vengono dal suo giardino che, oltre ad essere la sua seconda passione, è anche la sua più grande fonte di ispirazione.