Vivere la fotografia a Roma

Anna Di Benedetto Pace. Il Muro Infranto

  • Autore: Anna Di Benedetto Pace
  • Curatore: Sabrina Consolini
  • Data Inizio: 07.11.2019
  • Data Fine: 15.01.2020
  • Dove: Sala da Feltre - Open Art
  • Indirizzo: Via Benedetto Musolino 7
  • Orari: lunedì - giovedì 09.00-18.00, venerdì 09.00-16.0, sabato e domenica su appuntamento
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 585 205 280 – 251
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino Sala da Feltre-Open ART di Roma, ricorda quell’importante momento storico, con una Mostra Fotografica di Anna Di Benedetto Pace dal titolo “Il Muro Infranto” a cura di Sabrina Consolini. La mostra -ad ingresso gratuito- presenta gli scatti più significativi delle circa 300 fotografie fatte dall’allora giovanissima fotoreporter nella notte del 9 Novembre 1989 quando il Muro di Berlino venne abbattuto. Oltre 30 grandi pannelli fotografici -accuratamente selezionati- degli eventi e degli stati d’animo dei berlinesi durante la fine di quell’odiato muro furono così immortalate quella notte dallo sguardo di Anna allora giovane giornalista e fotoreporter che era stata incaricata -da alcuni periodici italiani- di svolgere un reportage sullo stato di quella città, divisa nell’indugio sull’annunciata caduta del Muro più triste della storia. Quando Anna arriva nel novembre del 1989 a Berlino c’era un’atmosfera sospesa, un’attesa di quelle che creano uno stato d’animo dai forti contrasti. Erich Honecker, leader del partito comunista della Germania est, si era dimesso, e l’intero blocco sovietico vacillava. Anna Di Benedetto Pace si avventura tra le due città a coglierne gli umori, le aspettative. Nei giorni precedenti la caduta, attorno al Muro cominciavano a radunarsi numerose persone, a Ovest con grande disinvoltura, a Est con timore e soprattutto con incredulità. Dopo una serie di proteste spontanee dei cittadini di Berlino, il governo della DDR fece un annuncio improvviso: si poteva di nuovo viaggiare liberamente verso la Germania ovest. Il 9 novembre del 1989 i berlinesi accorsero armati di piccone per demolire una volta per tutte l’odiato muro, il cui crollo fu universalmente interpretato come un segno del fatto che la divisione in due blocchi dell’Europa stava definitivamente finendo. Anna, che presto diventerà una delle più prestigiose firme degli inviati della cultura della RAI, è lì per raccontare la storia di ciò che stava accadendo e i volti dei due popoli divisi, le loro perplessità, le paure e gli stupori. Nascono così queste storiche fotografie che oggi, a distanza di trenta anni, è possibile guardare con l’attenzione di chi vuole andare fino in fondo nei tormenti dell’animo umano. Sono foto su pellicola studiate scatto dopo scatto, con la sua macchina fotografica Nikon F3, senza l’opportunità delle tecniche di fotoritocco possibili oggi. Un click e l’istante è quello, immodificabile, con tutto il suo fascino e la sua intensità. Emergono da una parte i colori stridenti di una città proiettata su un futuro tutto di cultura occidentale, dall’altra il grigio della malinconia di un popolo che sembrava essere prigioniero. Il muro-gabbia che era stato imposto e costruito nel 1961 per ragioni politiche crolla in una gelida notte quella del 9 novembre del 1989. Anna era lì, insieme ad una collega della Rai Maria Gabriella Susanna (autrice del catalogo della mostra) e mentre osservavano quanto stava accadendo intorno a loro, fotografava i volti delle persone accorse. La gente diventò, nel giro di poche ore, una folla straripante che premeva a Ovest con rabbia, a Est con disperazione. È stata la notte più lunga della storia di Berlino, tante e forti le emozioni che si sono succedute: dall’incredulità, alle lacrime di gioia di poter riabbracciare i propri familiari e ricominciare una nuova vita. La fine di un’epoca, che aveva diviso affetti e sentimenti era giunta al suo epilogo e si disgregava sotto i colpi di piccone dei tanti giovani provenienti da ogni angolo del mondo. Ognuno portava a casa un frammento di quel muro, pezzi di murales, o dei graffiti con le poesie, di disegni pop, e le dichiarazioni d’amore, ma anche parole oscene contro le autorità del tempo: segni che avevano costituito “il dialogo muto” tra i tedeschi di Berlino Ovest e quelli di Berlino Est. Lo Schandmauer “Il Muro della Vergogna” come lo definirono i berlinesi crollava vittima delle sue stesse contraddizioni e la città, con le sue vicissitudini umane e politiche, ritrovò la sua identità e la libertà.