Lockdown Italia. L’Italia ai tempi del Coronavirus

  • Autore: AAVV
  • Curatore: Associazione Stampa Estera
  • Data Inizio: 08.10.2020
  • Data Fine: 28.02.2021
  • Dove: Musei Capitolini
  • Indirizzo: Piazza del Campidoglio, 1
  • Orari: lunedì - venerdì 9.30-19.30. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
  • Ingresso: intero 14 euro, ridotto 12 euro (per i residenti)
  • Tel. / Mob.: 060608
  • Descrizione Evento:

     

    La mostra è un tributo a un Paese duramente colpito ma che ha dato l’esempio al resto del mondo: un viaggio per immagini che cattura non solo la situazione drammatica negli ospedali e nelle zone rosse, ma anche la sua resilienza, le città deserte, la solidarietà, la vita sui balconi e la lenta ripresa verso quella che è diventata la nuova normalità.

    “La mostra promossa dall’Associazione della Stampa Estera in Italia, e che Roma Capitale affianca e sostiene, propone un percorso fotografico dal forte impatto emotivo relativo ai mesi del lockdown. I fotografi protagonisti di questa esposizione sono stati al tempo stesso corrispondenti delle diverse testate internazionali, ma anche cittadini che hanno compreso e condiviso con gli italiani i sentimenti di dolore e angoscia e la difficoltà che si stava vivendo. Le foto, oltre a documentare una pagina della nostra storia attraverso l’immediata forza comunicativa delle immagini, saranno un contributo prezioso per custodire la memoria di una tragedia che ha sconvolto la nostra esistenza” afferma la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

    “Con coraggio e lucidità i fotografi della stampa estera hanno documentato il versante italiano di una tragedia globale”, continua la Sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli – “E' giusto che queste immagini già divenute storiche siano esposte ai Musei Capitolini”.

    “A marzo l’Italia è balzata in cima alle aperture dei telegiornali e sulle prime pagine dei media internazionali”, ricorda Trisha Thomas, la Presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia. “Noi corrispondenti della Stampa Estera abbiamo raccontato come gli Italiani hanno affrontato questa crisi senza precedenti con coraggio, disciplina e solidarietà. Queste immagini testimoniano e rendono omaggio a un Paese che con i suoi sforzi ha dato l’esempio al resto del mondo.”

    Grazie agli scatti dei 30 fotografi in mostra, provenienti da dieci paesi diversi – compresi alcuni corrispondenti italiani delle tre principali agenzie rappresentate nella Stampa Estera, Reuters, AP e AFP – il visitatore può tornare al periodo compreso tra marzo e giugno per rivivere gli istanti fondamentali che hanno accompagnato il lockdown: dalle prime drammatiche chiusure, al crescente stato di sofferenza del paese; dalla resistenza composta dell’intera comunità, alla lenta ripresa delle attività. Un viaggio fotografico dedito alla documentazione storica e che, al contempo, vuole rendere omaggio al coraggio e alla resilienza dimostrata dagli Italiani nei giorni più difficili della pandemia, nonché ai professionisti del mondo dell’informazione che sono andati in prima linea per documentarla, anche a proprio rischio e pericolo.

    L’esposizione, in programma fino al 1° novembre 2020, ha il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. È promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dall’Associazione della Stampa Estera in Italia. Servizi museali Zètema Progetto Cultura. Principal Sponsor: Intesa Sanpaolo. Main Sponsor: Acea, CNH Industrial, ENEL, TERNA. Top Sponsor: De Cecco, Tod’s. La mostra fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali di Roma Capitale.

    L’accesso alla Mostra sarà consentito ai detentori del biglietto di ingresso ai Musei Capitolini e ai possessori della MIC card, secondo la corrente tariffazione.

    La mostra si snoda lungo un percorso espositivo di più di settanta foto che si propone come un itinerario temporale ed emotivo attraverso le diverse fasi della pandemia. Si inizia da una prima parte in cui emerge con forza la drammaticità del momento storico nelle immagini delle terapie intensive, delle bare all’interno delle chiese, dei volti sofferenti degli infermieri e dei medici in prima linea. Si passa successivamente ai silenzi assordanti delle strade e delle piazze del Paese, per proseguire poi con la sofferenza dei degenti e dei familiari delle vittime. Nella seconda parte del percorso si torna a vedere la “luce” della rinascita con le immagini di una popolazione che reagisce. Inizialmente con i canti dai balconi e dai terrazzi o con le riaperture dei pochi esercizi commerciali autorizzati a lavorare e poi con il ritorno graduale alla normalità, seppur condizionata da regole nuove –mascherine, misurazione della temperatura, distanziamento sociale – che abbiamo imparato a conoscere e rispettare.

    La mostra si chiude, infine, con una sezione dedicata al lavoro dei reporter in tempo di pandemia. Un collage di foto che mostra come i corrispondenti della stampa si siano dovuti adattare alle nuove condizioni di lavoro imposte dal lockdown attraverso dirette casalinghe, reportage con mascherina in città deserte, conferenze stampa e interviste online. La stessa Associazione della Stampa Estera in Italia ne ha dato dimostrazione trasferendo molte delle proprie attività sul web, creando una sede virtuale che ha prodotto, nei tre mesi di lockdown, più di 80 incontri non solo dedicati al tema pandemico – avendo come ospiti medici, virologi, pazienti, economisti, politici, psicologi, intellettuali, imprenditori e innovatori – ma dando spazio anche alle tematiche dell’agroalimentare e del mondo del cinema.

     

    L’Associazione della Stampa Estera in Italia

    L’Associazione della Stampa Estera in Italia nasce nel 1912 a Roma ed è al giorno d’oggi la più grande organizzazione di corrispondenti esteri nel mondo. Ne fanno parte oltre 400 giornaliste e giornalisti da oltre 50 paesi con sede a Roma, ma anche circa 90 soci della sede di Milano, che insieme rappresentano 112 quotidiani, 70 periodici, 35 agenzie stampa, 43 radio e 82 televisioni. La sede in via dell’Umiltà 83 è il centro nevralgico dove non solo lavorano i corrispondenti, ma si svolgono le conferenze stampa e gli incontri con le personalità italiane della politica, dell’economia, della cultura e dell’innovazione - un ponte ideale tra l’Italia e il mondo.

     

    PREFAZIONE al Catalogo

    Guardare indietro ai mesi di questo 2020 vuol dire attraversare una galleria di immagini che raccontano dolore e sofferenza ma anche voglia di riscatto, senso di appartenenza e solidarietà. Un viaggio difficile, che l’Italia ha compiuto scegliendo di rimboccarsi le maniche, senza farsi piegare da un nemico invisibile.

    Il Covid-19 è entrato in tutti gli aspetti della nostra vita, fino negli affetti e nelle relazioni personali. A difesa del supremo diritto alla vita, il Governo si è trovato a dover limitare alcune libertà personali, sociali ed economiche, compreso il più semplice gesto di affetto, come quello di un abbraccio. Sacrifici temporanei che non sono, però, comparabili alla dilaniante sofferenza di chi ha dovuto combattere una battaglia personale per sopravvivere al Coronavirus o di quanti hanno perso un genitore, un figlio, un compagno o l’amico di sempre rinunciando anche a salutarlo per l’ultima volta. Le bare in fila e le lacrime che sono state piante tracciano il solco di una ferita che non può rimarginarsi, ma che deve raccontarci e insegnarci qualcosa per il nostro presente e futuro.

    Gli italiani hanno saputo recuperare quanto di più prezioso c’è nel bagaglio della nostra grande storia comune: lo spirito di fratellanza, la voglia collettiva di riscatto che unisce nei momenti di difficoltà, la proverbiale capacità di reinventarsi per ricostruire, senza farsi sopraffare dalla negatività degli eventi.

    Tanti medici e infermieri non hanno esitato a disporsi sulla trincea della battaglia contro il virus. Fra loro c’è chi ha pagato il prezzo più pesante con la vita; chi è stato contagiato; chi si è trasferito volontariamente da Sud a Nord per affiancare i colleghi degli ospedali più sotto pressione.

    Ci sono stati tanti ‘eroi silenziosi’ che hanno garantito alle famiglie servizi e beni di prima necessità con un instancabile impegno quotidiano. Ci sono poi tutti i cittadini che hanno sospeso la loro esistenza, i loro affetti, le loro passioni per rispettare le regole anti- contagio. Sono tutti loro i pilastri di quello che dall’estero è stato guardato come il ‘modello Italia’: un insieme di scelte collettive e individuali che, con dedizione, decisione e impegno, ci ha portati a tenere sotto controllo la diffusione del virus nel momento peggiore.

    Il Governo italiano, di fronte a un diluvio senza precedenti, ha tentato di aprire il più possibile un ombrello di protezione per le famiglie e le attività economiche, con interventi finanziari che di solito si sviluppano in più anni invece che in qualche settimana. L’idea di ripararsi sotto l’ombrello della solidarietà fra cittadini e Paesi è diventata più contagiosa di quanto fosse in passato. L’Italia si è prodigata affinché l’afflato solidaristico guidasse le scelte dell’Europa. È successo con la storica decisione del Consiglio europeo di luglio, che ha dato sostanza a un piano comune per la ripresa e la crescita economica per permettere ai Paesi e all’Europa intera di rialzarsi e correre insieme.

    Alcune delle immagini di questi mesi parlano anche di bellezza, speranza, rinascita. L’Italia è uno dei più grandi specchi in cui possano riflettersi la storia e la cultura mondiale. Le nostre bellissime città vuote durante il lockdown hanno riacceso la voglia di viverle e valorizzarle, oltre che il desiderio di impegnarsi per migliorare la qualità del nostro stare insieme. Lo testimoniano le immagini della ripartenza, con tanti italiani che tornano ad apprezzare le piccole e grandi cose che rendono immensa la storia dell’Italia. Il potente

    attaccamento a legami sociali, abitudini e gesti a cui abbiamo dovuto rinunciare nei primi mesi del 2020 ci ha dato la forza e l’entusiasmo per affrontare questa difficile fase e ripartire il più velocemente possibile, senza abbassare la guardia.

    In mezzo a questa altalena di difficoltà, sofferenze, emozioni e scelte complesse abbiamo scoperto che l’amore per la vita, il desiderio di riscatto e il senso di comunità possono essere più contagiosi di un virus. Ce lo ricordano gli abbracci a distanza mandati da un balcone, i tricolori che sventolano dalle finestre. Gabriel García Márquez fra le righe del suo capolavoro ‘L’amore ai tempi del colera’ ha fatto riferimento al ‘sospetto’ che sia ‘la vita, più che la morte, a non avere limiti’.

    Il mio Paese ai tempi del Coronavirus ha toccato con mano questa sensazione: l’Italia non si è mai arresa e ha scoperto di voler essere più forte di prima.

    Giuseppe Conte

     

    “LOCKDOWN ITALIA visto dalla Stampa Estera” Trisha Thomas

    Si è insinuato fra noi mentre guardavamo altrove...

    I nostri occhi erano tutti puntati su Wuhan... quando ci ha dato un buffetto sulla spalla. Il Covid-19, a Codogno, in Lombardia, in mezzo a noi.

    È avanzato rapido, in silenzio, diffondendo implacabile morte e caos fra tutto quello che credevamo sicuro e familiare... i bar, le scuole, i luoghi di lavoro, le chiese, i treni, i supermercati, le nostre stesse case. Questa pandemia ha messo a rischio tutto e tutti.

    Regola fondamentale per noi giornalisti è mantenere il distacco, non lasciarsi coinvolgere, restare osservatori per garantire la massima obiettività, ma questa volta, ironia della sorte, siamo stati tutti coinvolti personalmente in quanto residenti in Italia.

    Da un momento all’altro, ci siamo ritrovati intrappolati, rinchiusi nelle nostre case a preoccuparci dei nostri cari e a chiederci dove mai avremmo trovato mascherine e gel disinfettante. Eravamo proprio lì, al centro della storia, esposti al virus e ai suoi effetti come chiunque altro. Ma in quanto giornalisti, privilegiati, perché ufficialmente autorizzati a uscire con il dovere di raccontare quella storia.

    Come primo Paese occidentale a subire l’impatto del virus, l’Italia era balzata in cima alle aperture dei telegiornali e alle prime pagine dei quotidiani. Dovevamo uscire e raccontare la storia. Il nostro lavoro era recarci nelle unità di terapia intensiva, intervistare medici e infermieri, visitare case di cura, riferire dei funerali, oltre a mostrare al mondo come l'Italia, il suo governo e la sua gente, stavano affrontando la pandemia.

    Il virus sembrava colpire al cuore di tutto ciò che è italiano e tentare di distruggerlo. Gli italiani si salutano con due baci sulle guance e bevono insieme il caffè al bancone del bar. Gli italiani a volte non sono esattamente disciplinati e capita di vederne qualcuno saltare una fila.

    Eppure, l'Italia e gli italiani hanno fatto quadrato. Sono rimasti a casa, hanno rispettato il distanziamento sociale, hanno indossato le mascherine e sono stati in fila, a volte per ore, davanti ai supermercati.

    Gli italiani hanno rispettato le regole e accettato un durissimo colpo alla loro economia e ai loro bisogni, con perdite finanziarie capaci di ridurre in povertà singoli individui e intere famiglie. Con grande spirito di sacrificio, dando prova di uno straordinario senso di unità nazionale, l'Italia ha fronteggiato la minaccia invisibile.

    Era dovere di noi giornalisti documentare anche questo. E lo abbiamo fatto, raccontando di chi intonava l'inno nazionale sui balconi e chi metteva generi alimentari nei cestini a disposizione di chi non poteva permettersi di acquistarli.

    Compito del giornalista è anche dar conto delle vulnerabilità e delle criticità relative a ogni vicenda. L’Italia è stata particolarmente esposta a questa crisi. Con quasi un quarto della popolazione sopra i 65 anni, il virus ha costituito una minaccia molto più seria che in altre nazioni più giovani. Il prezzo sono state decine di migliaia di morti. E noi abbiamo

    raccontato anche questa storia: le bare, i camion militari, la disperazione dei familiari che non hanno potuto assistere i loro cari o organizzare un funerale adeguato.

    E naturalmente c'eravamo quando è iniziata la fase due, quando gli italiani, prima di altri Paesi occidentali, sono usciti dalle loro case e hanno cominciato a vivere nell'era del Covid-19. Baristi e parrucchieri con maschere protettive sul viso, pannelli di plexiglas nelle banche e nei bar, e termometri agli ingressi di locali ed edifici.

    Ancora una volta, gli italiani hanno accettato e si sono adeguati. Molti di noi provengono da Paesi che hanno gestito il virus in maniera diversa, dove i battibecchi, la mancanza di unità o l’arroganza hanno ostacolato il bene pubblico. L'Italia invece, è assurta ad esempio e noi, come Stampa Estera, eravamo qui per raccontarlo. Vorremmo quindi avvalerci della mostra “LOCKDOWN ITALIA visto dalla Stampa Estera” per mostrare agli italiani quello che noi giornalisti stranieri abbiamo riferito al mondo.

    Per questa mostra, abbiamo scelto foto scattate da fotografi di undici Paesi, molti dei quali hanno messo a rischio la propria incolumità per catturare immagini di grande potenza. A tutti, il nostro grazie per il loro l’eccezionale lavoro.

     

     

    Una nota di gratitudine da Intesa Sanpaolo

    Gli eroi indiscussi del 2020 sono i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che hanno lavorato instancabilmente per proteggere e prendersi cura della nostra società, che si è trovata ad affrontare una sfida senza precedenti. Il loro senso del dovere disinteressato è stimolante e non dobbiamo dimenticare il loro sacrificio.

    La storia arriverà a riconoscere un altro gruppo di eroi del 2020: i giornalisti e i fotografi che hanno documentato questo evento tragico.

    Mentre fronteggiavamo le difficoltà durante il lockdown loro ci riportavano le parole, i numeri e le immagini che ci hanno riempito prima di paura e poi di speranza. Raccontavano l’orrore portato dal COVID-19, ma anche i momenti di gioia e di umanità emersi dall'ombra. La storia del 2020 sarà raccontata attraverso il loro lavoro.

    Dobbiamo anche riconoscere il ruolo che i media svolgono nel contrastare l'attuale deriva della società dalla fiducia, dai fatti e dalla voce ragionata della scienza. Questo contributo assume maggiore importanza e urgenza durante una pandemia globale in cui la disinformazione può costare vite umane. I giornalisti di tutto il mondo, lavorando in modo diligente ed etico, hanno fornito un servizio pubblico essenziale per il quale dobbiamo essere grati.

    Intesa Sanpaolo è orgogliosa di essere Main Sponsor di ‘LOCKDOWN ITALIA visto dalla Stampa Estera’. Questa Mostra - la prima del suo genere al mondo - ricorda la forza e la sofferenza che hanno contraddistinto questo periodo. Implicitamente la Mostra rende anche omaggio agli uomini e alle donne che hanno immortalato queste immagini.

    Sono molto orgoglioso del contributo di Intesa Sanpaolo durante questa pandemia, donando risorse al sistema sanitario nazionale, fornendo stabilità finanziaria alle imprese e alle famiglie e rafforzando il sostegno a programmi sociali di vitale importanza. In qualità di banca leader in Italia, siamo consapevoli di dover accettare la sfida.

    Nei mesi più drammatici dell’emergenza sanitaria Intesa Sanpaolo è stato il maggior donatore in Italia e uno dei maggiori in Europa, con interventi a livello nazionale e venendo in aiuto di alcune aree del Paese, in particolare quelle più colpite di Bergamo e Brescia, il Piemonte, l’Emilia-Romagna, il Centro Sud.

    Un impegno che non può venir meno proprio ora che, superata l’emergenza sanitaria, si delinea una grave emergenza sociale, determinata dalla perdita di posti di lavoro, dalla caduta del reddito, dal rallentamento generale dell’economia. Una situazione che, se non affrontata con l’impegno di tutti, può indurre fino a 10 milioni di poveri in Italia.

    Questo impegno, coerente con la mission di Intesa Sanpaolo, continuerà e si rafforzerà nei prossimi mesi quando il Paese sarà chiamato a uno sforzo enorme e condiviso per superare l’emergenza sociale e la sfida per la ripartenza.

    Carlo Messina
    CEO, Intesa Sanpaolo 30 settembre 2020