Silvia Levenson e Natalia Saurin. Ni una menos

  • Autore: Silvia Levenson, Natalia Saurin
  • Curatore: Manuela De Leonardis
  • Data Inizio: 15.10.2020
  • Data Fine: 17.11.2020
  • Dove: Casa Argentina
  • Indirizzo: Via Veneto, 7
  • Orari: lunedì - venerdì 14-19
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 4873866
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    L’Ambasciata Argentina ha il piacere di presentare la mostra  Ni una menos, delle artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, a cura di Manuela De Leonardis alla Casa Argentina. Il titolo della mostra è un omaggio al movimento nato in Argentina nel 2015 come lotta per la libertà delle donne, contro il femminicidio e la violenza di genere, ispirato ai versi «Ni una mujer menos, ni una muerta más» (Non una donna di meno, non una morta di più) della poetessa e attivista messicana Susana Chávez (1974-2011) assassinata a Ciudad Juárez

    Non è la prima volta che le artiste, sia come duo artistico che individualmente, affrontano tematiche di genere con l’obiettivo di portare la riflessione sul ruolo della donna nella società contemporanea, al fine di sensibilizzare il pubblico sui fenomeni discriminatori che la vedono persona offesa all’origine della violazione dei diritti umani. Ed è per questo che la mostra è composta da alcune opere precedenti delle artiste, come: 

    -l’installazione Il luogo più pericoloso (2019-2020), realizzato il 25 novembre 2019 in occasione Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, a Firenze, nel rinascimentale cortile del Michelozzo a Palazzo Vecchio. In quest’opera i vecchi piatti di ceramica vengono “decorati” con frasi estrapolate dai media internazionali che parlano di violenze, soprusi sulle donne e femminicidi. Il piatto, destituito temporaneamente dal suo ruolo primario di oggetto domestico atto a contenere cibo diventa, quindi, il veicolo per codificare l’ambiguità di questi “frammenti amorosi”. 

    - l’installazione in vetro fuso In the name of love (2016) di Silvia Levenson, dove la grande torta nuziale presenta al posto della statuina con i tradizionali “sposini” l’immagine di una bomba a mano, elemento iconico della sua cifra espressiva. 

    - i video Everything is ok (2007) e Something wrong (2005) - firmati da Natalia Saurin e Silvia Levenson – mostrano in modo esplicito, in linea con i dati statistici, come uno dei luoghi più pericolosi per le donne di tutto il mondo, risulta essere proprio la loro casa, contenitore di affetti e relazioni famigliari. In queste opere le tensioni latenti, intrappolate nel vivere quotidiano sono avvolte in una nuvola rosa d’idilliaca finzione, pronte ad uscire fuori per trasformare il presente in uno scenario drammatico. 

    - la serie fotografica Kitchen (2008-2009), dove Natalia Saurin attinge ad un altro tòpos popolare come la tovaglia a quadretti bianca e rossa che viene trasformata nel palcoscenico di una messinscena in cui il concetto di “comfort zone” - ancora una volta - si ribalta completamente. 

    - Famiglia e altre storie (2015) in cui Levenson rielabora il proprio album di famiglia, lasciando però trapelare l’ambiguità e i segreti contenuti nel concetto stesso di “famiglia”, in cui spesso l’infanzia è minacciata piuttosto che tutelata e c’è sempre un capro espiatorio. 

    Naturalmente, nel veicolare la dualità dei messaggi, la scelta dei materiali e delle tecniche riveste un ruolo determinante: il vetro per Levenson è una sfida per le sue proprietà di materiale fragile e pericoloso, perfetto per la trasposizione visuale dell’allegoria. Così come per Saurin in ti amo troppo (2019-2020), il gesto reiterato della cucitura e del ricamo con l’inserimento di lustrini (ma anche di cerotti) su cartoline vintage è un nuovo esercizio per declinare il tema dell’amore.

    Con questa mostra l’Ambasciata Argentina intende rendere visibile l’allarmante problema che rappresenta la violenza di genere non solo in America Latina ma anche in Europa, fatto che si è aggravato dal confinamento provocato dalla pandemia di covid19. Di conseguenza, con il lavoro delle artiste, la Casa Argentina diventa uno spazio di denuncia e di riflessione collettiva che invita a rivedere il ruolo della donna nella società.

    Biografie delle artiste:

    Silvia Levenson è nata in Argentina in 1957 e vive in Italia dal 1980. Nei suoi lavori esplora lo spazio sottile situato fra ciò che si vede e ciò che s’intuisce e usa il vetro come una lente d’ingrandimento per osservare da vicino i conflitti nelle famiglie e nella società.  Attraverso le sue sculture e installazioni indaga quelle zone di confine che possono essere le mura domestiche oppure le frontiere. Nel 2004 riceve il premio Rakow Commission Award al Corning Museum of Glass; nel 2008 è finalista al Bombay Sapphire Prize e nel 2016 riceve The Glass in Venice Award da parte dell'Istituto Veneto di Venezia. I suoi lavori fanno parte di numerose collezioni pubbliche tra cui quelle del Corning Museum of Glass, New Mexico Museum of Art, Santa Fè, Houston Fine Art Museum, Toledo Museum of Art, Mint Museum, Charlotte, Sunderland Glass Museum, UK, Museo Provincial de Bellas Artes, Buenos Aires, Alexander Tutsek-Stiftung, Monaco, MUDAC, Lausanne, Museo del Castello Sforzesco, Milano e  la Fondazione Banca San Gottardo.

    Natalia Saurin (Buenos Aires 1976, vive e lavora tra Milano e Finale Ligure) è fotografa e videoartista. Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano e si forma presso l’Università dell’immagine, fondata dal fotografo Fabrizio Ferri. La sua ricerca è volta a rilevare come mito e quotidianità siano connessi tra di loro, attraverso l’uso di simbologie, leggende ed esperienze quotidiane. Filo conduttore che attraversa tutto il suo lavoro artistico è l’indagine su stereotipi e immagini iconiche, ripetizioni e trasmissioni di concetti e immagini che alterano il concetto di verità. Dal 2000 ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2010 vince il primo premio al Renaissance Arts Prize, nella categoria videoarte a Londra. Partecipa a varie residenze d’artista, fra queste nel 2011 viene invitata alla Fondazione Americana Camargo di Cassis (Francia) e nel 2014 a Catania per il progetto My little house. Nel 2018 viene pubblicata la monografia Natalia Saurin. Tra mito e quotidiano, curata da Balloon Project (Moondi Edizioni). E’ rappresentata dalla distributrice di video arte Visualcontainer con sede presso [.BOX] Videoart Project space di Milano. I suoi video sono stati proiettati in festival quali Videa, Visionaria, Fiaticorti, Giffoni e Optica (Spagna, Argentina, Bolivia, Francia).