Carlo D'Orta. Architextures

  • Autore: Carlo D'Orta
  • Curatore: Gianluca Marziani
  • Data Inizio: 11.02.2021
  • Data Fine: 13.03.2021
  • Dove: Carlo D'Orta Art Studio
  • Indirizzo: Piazza Crati, 14
  • Orari: lunedì - venerdì 16-19,30, o su appuntamento
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 328 0416111
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    IL FATTORE RESISTENTE

    di Gianluca Marziani

     

    Carlo D’Orta ha scelto la fotografia digitale per costruire la sua indagine chirurgica sull’architettura metropolitana. Un percorso che non ha epilogo ma continui passaggi documentativi, basati sul rapporto con la luce, la profondità di campo, le angolazioni, la prospettiva e altri dettagli che definiscono un modo “biologico” di leggere il paesaggio urbano.   

    Scrivevo così nel catalogo predisposto in occasione della mostra personale di Carlo al Museo Palazzo Collicola di Spoleto: “…Carlo D’Orta è un “biologo” del paesaggio contemporaneo, un ricercatore sottocutaneo che scava sotto il primo strato dell’apparenza urbana, dove le strutture diventano sinapsi architettoniche, dove i macroelementi richiamano il micromondo cellulare. Il suo occhio ragiona con un principio scientifico e un’attitudine pittorica, secondo equilibri complessi mai automatici, sul filo di una razionalità che interpreta i codici del reale, scovando l’ambiguità praticabile tra figurazione e astrattismi.”

    D’Orta attraversa le città che hanno un evidente valore architettonico. Indaga centri e periferie, Occidente e Oriente, vecchie e nuove aree, in cerca di inquadrature significative nei luoghi del presente potenziato. Ad unire le differenze contestuali è l’atteggiamento dello sguardo d’autore, la scelta di leggere le geometrie con pathos umanistico, affrontando la civiltà del presente con l’approccio dell’antropologo e la forma mentis di un Cèzanne riposizionato.  

    Epoche, materiali e geometrie, dialogando attraverso le inquadrature, convivono come invenzioni del nostro occhio che cambia le profondità di campo e permette schemi altrimenti impensabili. Si creano ibridazioni dai risultati rigorosi, le distanze si accorciano e le differenze si armonizzano in un costrutto che pittoricizza i frame. La città verticale si trasforma in una città plasticista e geometrica, un insieme essenziale di pattern compositivi che ridefiniscono il costruttivismo e il razionalismo. D’Orta conosce il rigore tedesco della scuola Becher, l’oggettività calda di Thomas Ruff e Andreas Gursky, la via italiana di Gabriele Basilico e Andrea Jemolo, le molte storie di un realismo italiano che ha reso grande la nostra arte. La sua direzione si compone di queste e altre radici fondative, creando un bagaglio di referenti illustri che delineano la memoria necessaria. Al contempo, quei segnali rimangono nella traccia implicita, nel codice sorgente da cui origina la personalità d’autore, la firma estetica, il DNA figurativo che sostiene l’aspetto soggettivo del mestiere.  

    Esiste una cifra estetica che lega le fotografie alle geometrie morbide di una certa astrazione del Novecento. D’Orta calibra l’occhio sui codici volumetrici delle forme elementari (triangolo, quadrato, rettangolo), elaborando tensioni in saturazione, catturate sul punto di massima spinta architettonica. Compie, in pratica, un processo inverso rispetto al neoplasticismo di Piet Mondrian: l’olandese partiva dalle mappe urbane, asciugava lo sguardo e lasciava il solo scheletro geometrico, usando il titolo per codificare un salto interpretativo; D’Orta parte dalle forme definite, le interpreta e ne rivela l’astrazione metafisica, il valore primigenio, la natura simbolica e l’ambiguità semantica. 

    Le forme elementari (triangolo, quadrato, rettangolo) sono lo scheletro del ciclo intitolato “Geometrie Still Life”. E’ la cosiddetta sezione che esalta qualità pittoriche altrimenti invisibili nel totale, a conferma di un valore astratto che riguarda il modo in cui l’occhio isola parti di realtà. D’Orta sembra cucire assieme i pattern a contrasto, sfruttando l’indole geometrica degli edifici, il sottotesto delle decorazioni, l’articolazione della palette cromatica. Il risultato trasforma la tipicità del volume totale in una sorpresa espressiva e sensoriale, un paesaggio puramente geometrico che sottolinea il peso pittorico dell’intero progetto. 

    Nel caso della serie Vibrazioni l’approccio analitico cerca i riverberi sui vetri, i riflessi e giochi d’ombra, a ribadire il valore centrale della luce, le sue variabili rispetto ai materiali utilizzati, gli scambi virtuosi tra livelli percettivi. Qui l’immagine si muove al proprio interno, vibrando con una sua pressione sismica, spezzandosi o moltiplicandosi, sovrapponendo griglie e perimetri. Nelle Vibrazioni l’autore immagina l’intersezione tra le Geometrie Still Life e le Biocities, un riverbero visivo che conduca la sezione (l’elemento parziale) verso gli organismi complessi (la visione totale) della serie Biocities.  

    La serie Biocities è un viaggio da fermi nel mondo liquido delle architetture sensibili. Gli edifici somigliano a veri pattern, senza legami con la vita dietro le finestre, senza che l’uomo ingombri una superficie liberata. La pelle dei nuovi materiali elabora un derma inorganico che traccia vibrazioni biologiche, come se gli edifici fossero animali metallici di un paesaggio postumano. E’ l’architettura il linguaggio che predice il futuro e sintetizza potenzialità e limiti del capitalismo finanziario. 

    D’Orta possiede un approccio che ne definisce le costanti iconografiche, esaltando la componente pittorica dei pattern, creando griglie lisergiche che ragionano con la grammatica di certa musica digitale. Penso a Tim Hecker, Max Cooper, William Basinski, Ben Frost, Andy Stott, Tipper… autori che contengono l’instabilità della mutazione, la vibrazione elettrica del cambiamento chimico, gli intrecci tra forze naturali e metalliche. D’Orta comprime l’energia delle trasformazioni cicliche, creando un campo di forza speculare ai pattern elettronici.