Caio Mario Garrubba. FREElance sulla strada

  • Autore: Caio Mario Garrubba
  • Curatore: Emiliano Guidi, Stefano Mirabella
  • Data Inizio: 09.10.2021
  • Data Fine: 28.11.2021
  • Dove: Palazzo Merulana
  • Indirizzo: Via Merulana, 121
  • Orari: mercoledì - domenica 12-20, ultimo ingresso ore 19
  • Ingresso: intero € 10, ridotto € 8
  • Tel. / Mob.: 06 39967800
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    116 scatti, 30 anni di immagini, quattro continenti. Un maestro.
    La riscoperta di un gigante del reportage fotografico del XX secolo.

     

    Garrubba (1923-2015) attivo dagli anni ’50, è stato un irripetibile freelance della foto, viaggiando per decenni tra Italia, paesi dell’est Europa, Unione Sovietica, Cina, le Americhe, pubblicando per testate di tutto il mondo. Considerato da colleghi e critici un autentico maestro e un’ispirazione per il fotogiornalismo e la ‘street photography’ internazionale, Garrubba viene proposto dall’esposizione romana come uno dei massimi valori della foto contemporanea internazionale. Un gigante che merita di essere inserito tra le principali pagine della storia di quest’arte.

     

    Curata da Emiliano Guidi e Stefano Mirabella, la mostra è inserita nel programma di Roma Fotografia 2021 FREEDOM, festival organizzato dall’associazione Roma Fotografia in collaborazione con Palazzo Merulana, Coopculture, Luce – Cinecittà, Stadio di Domiziano, Comitato Mura Latine, Bresciani Visual Art, con il sostegno della Regione Lazio, il patrocinio di Roma Capitale, promosso da Roma Culture.

     

    ANTEFATTO / L’ACQUISIZIONE

    Nel marzo 2016 l’Archivio fotografico Luce ha acquisito l’intero archivio fotografico di Caio Mario Garrubba, composto da circa 40000 diapositive e 60000 negativi, oltre ad un grande numero di stampe fotografiche vintage, provini a contatto e una grande mole di documentazione cartacea (appunti, dattiloscritti, progetti, menabò). Interesse dell’Archivio, oltre a quello di conservare i materiali secondo gli standard conservativi, di digitalizzare (al momento sono state digitalizzate circa 92000 immagini) e di catalogare l’intero archivio, è quello di studiare, approfondire la conoscenza dell’opera del fotografo e di valorizzarne i contenuti.

    LA MOSTRA

    “Amava la strada, dovunque e comunque. Perché, lui diceva, io vedo l’uomo così come è solo sulla strada…nessuno mi può dare tanto materiale quanto la faccia di un uomo o di una donna sulla strada, che sono i documenti più preziosi”. Sono parole di Alla Folomietov, moglie di Caio Garrubba, rilasciate in una lunga intervista dedicata al marito fotografo. E basta scorrere le fotografie o i provini a contatto per rendersi immediatamente conto di quanto queste parole esprimano il suo mondo fotografico.

    Garrubba incarnava lo spirito del fotografo freelance, non amava le commissioni, voleva sentirsi libero di scegliere cosa fotografare, al punto da rifiutare un invito ad entrare a far parte della prestigiosa agenzia Magnum. Raramente i suoi viaggi erano commissionati, ad eccezione di quei paesi, come l’Unione Sovietica, dove doveva documentare il motivo e specificare cosa intendeva fotografare per poter ottenere i permessi necessari a svolgere la sua attività. Ma anche in questi rari casi, la sua natura di fotografo libero lo portava ad improvvisare e a vagabondare per le strade, alla ricerca di frammenti di vita, con lo scopo di raccontare la vita di ogni giorno, i momenti ordinari, in un complesso racconto del quotidiano.

    La mostra, intende approfondire proprio questo vagabondare, questa ricerca continua che Garrubba compiva attraverso le sue lunghissime camminate, al termine delle quali rientrava a casa spesso con pochi scatti. Infatti non era solito scattare molto, le sue fotografie rappresentano il culmine di un’attenta e meticolosa ricerca; la foto per Garrubba andava cercata, non trovata.

    Garrubba era “affamato” di vita, la sua è sempre stata un’immersione totale nelle strade ma soprattutto nelle vite altrui, questa esigenza innata di incontri, di relazioni e interazioni, è evidentissima nei suoi negativi. La strada per lui è sempre stato il “luogo” dove osservare la natura umana scevra da maschere, nella strada Garrubba era convinto che l’uomo gli si rivelasse senza filtri.

    La strada era un luogo di indagine, di scoperta, era un luogo dove circolava l’amore, la vita, era il luogo ideale dove cercare con tenacia e perseveranza attimi unici, attimi veri, attimi   autentici, attimi umani.

    Nei provini a contatto, che raccontano anni vissuti in giro per il mondo, come delle perle, emergono fotografie che sembrano delle “premonizioni” di inquadrature e linguaggi fotografici non propri dell’epoca ma che emersero e divennero attuali solo in seguito. Intorno a questo “presagio” visivo, abbiamo pensato di raccogliere e selezionare le fotografie “stradali” di Mario Caio Garrubba.

    I provini stessi metteranno in luce i metodi creativi, le strategie e i processi di modifica, sia tecnici sia compositivi, che stanno dietro alle immagini, documentando la costruzione della fotografia.