Filippo Trojano. 1916 - infinito

  • Autore: Filippo Trojano
  • Data Inizio: 23.10.2021
  • Data Fine: 30.11.2021
  • Dove: Spazio Nuovo
  • Indirizzo: Via d'Ascanio, 20
  • Orari: martedì - sabato 11.00-19.00
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 8957 2855
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    Spazio Nuovo Contemporary Art celebra i suoi 10 anni di attività, nel cuore di Roma, con la creazione di Spazio Nuovo Lab: uno spazio dentro lo spazio che viene concepito come una cornice destinata a dare voce ai protagonisti della scena dell’arte contemporanea attraverso la presentazione di fotografi emergenti e affermati, introdotti da curatori e collezionisti, che indagano le nuove frontiere della fotografia.

    Per il suo quarto appuntamento, Spazio Nuovo Lab presenta le opere di Filippo Trojano (Roma, 1977) la cui serie "1916 - ∞", ci regala un breve viaggio nel tempo costruito come una pièce teatrale di cinque frammenti. Tessere di un mosaico scolpite nell'arco di un'estate.

    C'è un periodo nella vita in cui le persone anziane lentamente rimangono sole, proteggendo i ricordi in un silenzio interno. Ma se si prova a bussare alla loro porta, talvolta sono capaci di regali improvvisi.

    Come un piccolo teatro, il salotto della nonna dell'artista venne trasformato per il loro gioco. Luce naturale, cavalletto, macchina a pellicola, autoscatto. Niente di più. Come l’autore di Alice nel paese delle meraviglie anche lei era una professoressa di matematica ma quell’estate scoprirono che, forse, dietro quella maschera si nascondeva altro.

    Le date segnano due punti all'estremo di una linea, due date che dall'inizio arrivano all'infinito aspettando nuovi occhi che vadano a cercare le storie che spesso finiscono a riposare sui cassetti.

    “Sono passati molti anni ed Alice è nel suo salotto. Tutto è in ordine. Si siede lentamente sul divano, poi si volta a guardare fuori dalla finestra. Vede il vento muovere le foglie degli alberi. Chiude gli occhi e in pochi istanti il suo respiro si fa lento. La avvolge un sonno leggero, basterebbe un minimo rumore per farla risvegliare ma non succede nemmeno quando accanto a lei si siede Bianconiglio. Nessun orologio da taschino, né gilet, nulla... è solo un coniglio” Filippo Trojano

    Filippo Trojano è fotografo, docente di fotografia e attore. Negli anni studia con diversi fotografi e noti registi tra cui Arno Minkkinenn, Manoel De Oliveira, Abelardo Morell, Marco Bellocchio ed Abbas Kiarostami con cui lavora come attore protagonista. Lo sguardo, il taglio, la scelta dell’inquadratura è sempre stata “un momento di cinema”, mai un solo “istante decisivo” piuttosto un tempo preso, una pausa musicale. Ha pubblicato su riviste come Internazionale. Left, La Repubblica, national Geographic Italia, Il Venerdì e la Stampa. Di recente pubblicazione il libro fotografico Mandeep e altri racconti, edito da Punctum.

     

    1916 - infinito

    Sono passati molti anni ed Alice è nel suo salotto. Tutto è in ordine.
    Si siede lentamente sul divano, poi si volta a guardare fuori dalla finestra. Vede il vento muovere le foglie degli alberi.
    Chiude gli occhi e in pochi istanti il suo respiro si fa lento. La avvolge un sonno leggero e basterebbe un minimo rumore per farla risvegliare ma non succede nemmeno quando accanto a lei si siede il Bianconiglio. Nessun orologio da taschino, ne gilet, nulla... è solo un coniglio.
    Questa storia ci regala un breve viaggio nel tempo costruito come una piece teatrale di cinque frammenti. Tessere di un mosaico scolpite nell’arco di un’estate.
    C’è un periodo della vita in cui le persone anziane lentamente rimangono sole proteggendo i ricordi in un silenzio interno. Ma se si prova a bussare alla loro porta talvolta sono capaci di regali improvvisi. Per quattro mesi il salotto di casa di mia nonna divenne un piccolo teatro per il nostro gioco. Luce naturale, cavalletto, macchina a pellicola, autoscatto. Niente di più. Come l’autore di Alice nel paese delle meraviglie anche lei era una professoressa di matematica ma quell’estate scoprimmo che, forse, dietro quella maschera si nascondeva altro.
    Due date segnano il tempo di una persona come due punti agli estremi di una linea. Tutti sappiamo l’inizio ma non conosciamo la fine, saranno altri a scrivere il numero per noi... Ma cosa succede se entriamo in un’immagine? Magari si arriva all’infinito.

    Da tempo lavoro sulle maschere, forse da sempre. Perché nella maschera c’è il gioco, c’è il teatro, c’è tutto. Quando ho iniziato avevo cinque anni, ero in piedi su un banco della scuola con le gambe divaricate. Un cappello nero, in una mano la spada e l’altra stretta a pugno, baffi neri disegnati e una mascherina sugli occhi. Nient’altro, ero Zorro. Poco dopo andammo a vedere Orphy 2013, uno spettacolo di Maria Maglietta e Marco Baliani genitori di Mirto, un mio compagno di scuola. In scena indossavano dei costumi di Star Wars, erano bellissimi. Non ricordo la storia ma ad un certo punto Maria moriva. Ci abbiamo messo del tempo nei camerini a fine spettacolo a far calmare Mirto dal suo pianto. Cosa era successo...

    Cinema, fotografia e musica hanno iniziato a danzare nella mente.
    Un giorno ho immaginato come sarebbe stata la vecchiaia di Alice. Ormai anziana avrebbe vissuto “con un cappello pieno di ricordi”.
    La vedo chinarsi verso il tappeto a raccogliere un clown e mi chiedo: quanto dura quel gesto?
    Le storie spesso finiscono a riposare nei cassetti, aspettano nuovi occhi che le vadano a cercare.

    Filippo Trojano

     

    Ritratti di mari

    “Le acque hanno volti e sopra i volti affiorano bonacce, burrasche, correnti e il salto dei pesci che sognano il volo”. Da questi versi del poeta Erri De Luca è nato il progetto a lungo termine “Ritratti di mari”, realizzato in tredici capitoli sui mari d’Europa tra il 2009 e il 2012 e di cui l’immagine “Roccia” fa parte. Dai paesi affacciati sul mediterraneo passando per la Turchia fino ai mari del nord. Una riflessione sul legame tra l’acqua e la roccia toccando quei luoghi che sono stati fondamentali per lo sviluppo del continente. Così come si può ritrarre un volto come se fosse un paesaggio si può guardare il mondo evocando ciò che si nasconde in un volto, le sue rughe, le emozioni, la storia.

    Filippo Trojano

     

    FILIPPO TROJANO “1916 – Infinito”

    Ci vuole un certo coraggio per portare alla luce un rapporto affettivo personale, delicato e segreto come quello che ci unisce ai nostri cari. Nella serie “1916 - infinito” Filippo Trojano diventa attore con Annamaria, sua nonna, anziana professoressa di matematica. Partendo da una semplice sequenza di immagini, egli tesse una trama narrativa che, con un filo delicato, lega teatro, allegoria e mitologia.

    Come mostrare coloro che amiamo quando se ne vanno? Come rendere loro omaggio senza tradirli? Come parlare di se stessi senza svelarsi completamente? Rispondendo alle sue problematiche l’artista rende omaggio ai legami invisibili che ci uniscono ai nostri affetti. Con lui il tempo non distrugge i ricordi, ma li arricchisce. Senza rendersene conto, negli ultimi tempi di solitudine, egli costruisce un monumento artistico come dovere della memoria, un gesto d’amore surrealista.

    I numerosi riferimenti alla storia dell’arte concedono uno spessore particolare alla ricerca di Filippo Trojano. La sua passione per il mondo dell’immaginazione ci ricollega al mondo narrativo del tempo antico, della mitologia o della tragedia greca, ma anche al surrealismo di Magritte. Il suo omaggio raffinato agli studi dell’artista Duane Michals (USA, 1932) e le sue famose « Sequences » arricchiscono la sua esplorazione dell’universo delle emozioni umane e del mondo interiore.

    Un lavoro intimo ben riuscito ha sempre un’eco universale poiché apre le porte al teatro della vita e può riconciliarci con i nostri dubbi, i nostri errori e la nostra umanità. Il lavoro di Filippo Trojano ha qualcosa di così autentico e così intimo da disarmare lo spettatore. Ed è per questo che il suo lavoro ha in sé qualcosa della perfezione dei capolavori.

    Guillaume Maitre

    Spazio Nuovo