Marina Haas e Giorgio Sacher. Guardare e vedere oltre

dal 28.01.2022 al 03.12.2022

Etir Viaggi

  • Autore: Marina Haas, Giorgio Sacher
  • Curatore: Ida Mitrano
  • Data Inizio: 28.01.2022
  • Data Fine: 03.12.2022
  • Dove: Etir Viaggi
  • Indirizzo: Via Campania, 39/a
  • Orari: lunedì - venerdì 10.00-18.30 previa conferma telefonica al numero 348 6930139
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 445 1941
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    Negli spazi della Etir Viaggi, luogo deputato alla organizzazione dei viaggi, si terrà l’esposizione delle opere di Marina Haas e di Giorgio Sacher a cura di Ida Mitrano.

    Prosegue così il progetto Hub 39 Art di Michela Calabresi che dal 2019 crea connessioni e incontri tra l’arte contemporanea e il mondo dei viaggi.

    Gli occhi che emergono dagli intonaci affrescati da Marina Haas dialogano con gli occhi degli scatti fotografici di Giorgio Sacher. «Un dialogo fatto di sguardi, emblematico del nostro quotidiano, del nostro incontrarci dove gli occhi sono dominanti. A loro è affidato il sentire, le emozioni che i nostri volti “mascherati” non rivelano più» (Ida Mitrano).

    Occhi che ci guardano. Occhi che ci parlano di luoghi, incontri e sogni, in un anelito di viaggio negato.

     

    Occhi icona del nostro presente

    Occhi, occhi e ancora occhi. Dai dipinti di Marina Haas alle fotografie di Giorgio Sacher. Una sequenza che suscita sensazioni, emozioni. Guardare ed essere guardati. Ritrovarsi così, nello stesso contesto, soggetto e oggetto. Una condizione spaesante, interrogativa nella presenza assoluta e unica di sguardi narranti nell’incontro casuale o cercato degli occhi. Occhi dipinti, occhi fotografati. Diversamente significanti nell’impatto relazionale.

    Ispirandosi agli affreschi dei grandi artisti del passato, Marina Haas focalizza la sua attenzione su un dettaglio. Solo quello. L’occhio. Lo riscopre, lo reinventa, gli dà nuovo significato. Perché? Qual è la sua necessità? È una domanda che mi pongo sempre. Una domanda che non cerca le spiegazioni dell’atto creativo, ma le ragioni fondanti del processo generativo di quell’atto, indizio rivelatore del mondo interiore, intimo, celato dell’artista e del suo rapporto con la vita, con l’accadere delle cose. Ed ecco allora che gli occhi dipinti di Marina Haas sono i suoi stessi occhi. Esprimono il suo venire al mondo, il suo essere nel mondo. Sono Marina.

    Occhi che nascono altrove ma prendono forma nell’oggi per divenire specchio del nostro presente, come gli “occhi della Terra”, quelle due piccole pozze d’acqua incontrate sul sentiero che l’artista stava percorrendo. Un’immagine poetica, coinvolgente, ma anche drammatica per la crisi ambientale e l’emergenza pandemica che stiamo vivendo. Gli occhi di una Terra offesa, abusata dall’uomo. O forse, il segno della potenza della natura. Forse, ma certamente quella visione attiva l’immaginario di Marina Haas. Gli occhi della Terra, gli occhi di Marina, gli occhi del mondo.

    Un dialogo fatto di sguardi, emblematico del nostro quotidiano, del nostro incontrarci dove gli occhi sono dominanti. A loro è affidato il sentire, le emozioni che i nostri volti “mascherati” non rivelano più. Occhi icona del nostro presente, appunto. Una condizione di cui le fotografie di Giorgio Sacher sono testimonianza silenziosa e forte. Occhi reali, di persone che guardano e ci guardano. Occhi che si relazionano con l’altro. Occhi che scoprono, conoscono, cercano, vivono. Occhi che catturano visioni, esprimono desideri, sogni, speranze. Sono presenza, presenza resiliente dell’umano.    

    Ogni volta che ci meravigliamo, scopriamo qualcosa. Ogni volta che un’opera d’arte ci risuona dentro, inizia il viaggio. Il nostro viaggio.  

    Non è un caso che questa mostra sia promossa da Etir viaggi, che già da tempo con il progetto Hub 39/Art ha aperto la sua sede a noti artisti. Viaggio come conoscenza, come crescita personale e sociale, come incontro con lo sconosciuto. Arte come rapporto con la vita, come espressione dell’indicibile, come processo misterioso dell’essere. 

    Spazi dell’ignoto, del mistero dentro e fuori di noi, input di ogni “cercatore”, qualunque sia il suo viaggio.                                                       

    Ida Mitrano