Luca Galofaro. The world that I dream

  • Autore: Luca Galofaro
  • Curatore: Abdelkader Damani
  • Data Inizio: 16.05.2022
  • Data Fine: 20.07.2022
  • Dove: Fondazione Pastificio Cerere
  • Indirizzo: Via degli Ausoni, 7
  • Orari: lunedì - venerdì 15.00-19.00
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 0645422960
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    The world that I dream presenta una riflessione sulla natura dell’architettura in relazione all’azione astratta del montaggio -considerato come un metodo per definire le possibilità che si aprono allo sguardo dell’architetto- e al ruolo dell’archivio, inteso come strumento di progettazione. 
    La mostra è una raccolta di immagini di tipo diverso, alcune inviolate altre profanate, che si trasformano in modelli e danno forma ad un’idea di mondo: ogni architetto definisce la propria visione attraverso una ricomposizione di segni e forme che ha collezionato nel tempo. Quest’insieme di frammenti è custodito nella memoria di ognuno. Il progetto è la risultante di un montaggio inconsapevole. L’archivio gioca un ruolo essenziale nello sviluppo del lavoro che concorre alla costituzione dell’architettura, permette da una parte di custodirne la memoria, dall’altra contribuisce a creare un immaginario. 

    Il percorso espositivo si articola in tre stanze, nella prima sono esposte Postcards (2010-2022), una serie di cartoline in cui i luoghi rappresentati assumono un ruolo chiave nella definizione dei montaggi: alcune non vengono modificate e sono la testimonianza di edifici che non esistono più, altre incontrano frammenti di architetture e oggetti che si trasformano in un flusso in cui i significati nascono da ciò che apparentemente non è correlato. Le cartoline perdono il loro status di corpo monumentale e di fonte documentale. Un modo per pensare assieme tempo e immagine non come palinsesti interpretativi diversi ma congiunti, l'immagine diventa il centro di una riflessione sul tempo del progetto. 
    Nella seconda stanza si incontrano le Immagini trovate, montaggi di fotografie estratte da libri che non hanno nessun legame diretto con l’architettura, sono frutto di un incontro accidentale e, catalogate per temi, contribuiscono a sperimentare luoghi e forme. 
    La terza stanza ospita What's left of the world (2019-2022) e The hidden memory of images (2021-2022), immagini dialettiche che diventano modelli con un carattere seriale. L’accostamento delle immagini, per quanto differenti siano, crea sempre una trasformazione, un’apertura del nostro sguardo. Il montaggio è usato come sistema d’annotazione di idee, produce strategie narrative attraverso operazioni semplici: moltiplicazione di segni, cambi di scala, inversioni, innesti, sovrapposizioni, cancellazioni. Operazioni utili per porsi delle questioni relative al progetto che solo in un secondo tempo possono essere applicate all’architettura. 

    “Il mondo che si crea quando sogno è un mondo dove le immagini si incontrano e diventano le parole di un discorso sull’architettura” così Luca Galofaro indica poeticamente il suo metodo di ricerca e lavoro, che accosta rappresentazioni trovate nei mercati, estratte dai libri e fotografie scattate durante i viaggi, a forme, oggetti e architetture appartenenti al suo archivio personale. Le immagini in mostra definiscono una strategia operativa piuttosto che una teoria. 


    Biografie 

    Luca Galofaro, architetto, è professore associato presso l'Università di Camerino. Tra i fondatori dello studio LGSMA e IaN+, con il quale Ha vinto la Medaglia d’Oro dell’architettura Italiana per l’opera prima (2006) ed è stato tra i finalisti dell’Aga Khan Award (2013) e dello Iakov Chernikhov International Prize (2010). Ha esposto i suoi lavori in sette edizioni della Biennale di Venezia, alcuni dei sui progetti e disegni sono parte della collezione permanente del Frac Centre val de Loire e della collezione del MAXXI di Roma. La sua ricerca si concentra sulla relazione fra l’architettura, la teoria e la pratica curatoriale. Nel 2017 e 2019 è curatore di due diverse edizioni della Biennale di Architettura di Orleans al Frac Centre val de Loire. Nel 2015 è tra i fondatori della piattaforma di ricerca CAMPO. Tra le sue pubblicazioni Artscapes. Art as an approach to contemporary landscape (Editorial Gustavo Gili, 2003), An Atlas of Imagination (DAMDI, 2015), Marcher dans le rave d’un autre (Les presses du reel 2017),Years of solitude (Les presses du reel 2019), Questo non è un manifesto (Letteraventidue, 2021) 

    Abdelkader Damani, storico dell’arte e architetto, è direttore del Frac Centre-Val de Loire ad Orléans dal 2015 e ha realizzato la prima Biennale d'Architettura di Orléans nel 2017. Nel 2019, è stato il curatore della prima Biennale di Rabat e il co-curatore della seconda Biennale di Architettura di Orléans. Tra il 2007 e il 2015 ha guidato il programma "VEDUTA" alla Biennale d'Arte Contemporanea di Lione. Nel 2014, ha co-curato la Biennale di Dakar (Our Common Futur, Dak'ART 2014). 

    CAMPO è uno spazio per discutere, studiare e celebrare l’architettura fondato a Roma nel 2015 da Gianfranco Bombaci, Matteo Costanzo, Luca Galofaro e Davide Sacconi. www.campo.space 

     

    Didascalie immagini

    1. Luca Galofaro, Postcards 06, 2010- 2022

    2. Luca Galofaro, Postcards 07, 2010- 2022

    3. Luca Galofaro, Postcards 09, 2010- 2022

    4. Luca Galofaro, Postcards, 2010- 2022

    5. Luca Galofaro, Postcards 01, 2010- 2022

    6. Luca Galofaro, Postcards 02, 2010- 2022

    7. Luca Galofaro, The Hidden memory of images 04, 2019-2022

    8. Luca Galofaro, The Hidden memory of images 05, 2019-2022

    9. Luca Galofaro, The Hidden memory of images 06, 2019-2022

    10. Luca Galofaro, The Hidden memory of images 07, 2019-2022

    11. Luca Galofaro, The Hidden memory of images 02, 2019-2022

    12. Luca Galofaro, What's left of the world, 2019-2022

    13. Luca Galofaro, What's left of the world 01, 2019-2022

     

     

    UNA METOPIA

    di Abdelkader Damani

    In nessun campo migliore di quello del sogno, l'essere umano ci appare come il luogo naturale delle immagini.

    Hans Belting

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    Nell’epoca contemporanea, dire sogno dunque sono ci sembra una dichiarazione che condiziona la libertà. Viviamo infatti in un mondo di illusione permanente completamente assorbiti dagli schermi. Il GAFA (acronimo delle più importanti compagnie tecnologiche del mondo: Google, Apple, Facebook e Amazon) sembra aver sostituito il Dio la cui morte un tempo fu annunciata nello Zarathustra di Nietzsche. Le nuove divinità istaurano una copia conforme del mondo, un facsimile di noi stessi e del mondo costruito che ci ospita. La realtà si riproduce all'infinito nel flusso delle comunicazioni e dei social network, con il rischio di non essere più necessaria.

    La consapevolezza di questa illusione ci costringe a trovare altre strategie di vita. Un nuovo modo di essere in grado di contrastare il riconoscimento facciale, come la geolocalizzazione e tutte le altre modalità di tracciamento che ci perseguitano. Siamo ancora in grado di sfuggire a ciò che è prevedibile? C'è ancora uno sconosciuto da incontrare? E se, come ci suggerisce Luciano Canfora "La realtà stessa, quella visibile, è copia deformante del mondo vero quello delle idee". Come ritrovare allora la strada per tornare al mondo reale delle idee?1

    ***

    Perché ciò accada, la singolarità dovrebbe essere sollecitata nuovamente nelle nostre vite; ed è qui che Luca Galofaro si avventura nel mondo dell’architettura ad occhi chiusi. Sì, ad occhi chiusi. Come si può essere architetto e chiudere gli occhi? Questa è un'idea inaspettata da parte di chi progetta edifici.

    Luca Galofaro chiude gli occhi per ragionare a ritroso sulla storia. Crea nei sui sogni edifici immaginari, pazientemente da decenni costruisce un'opera che ridefinisce l’Utopia invertendone il significato. Se quest'ultima pretende, storicamente di elaborare un mondo ideale, impossibile da realizzare ma capace di ideare una prospettiva futura come è stato fatto negli anni 60 dai gruppi di architetti radicali, per citare un esempio recente, nel lavoro di Galofaro siamo di fronte a un'Utopia diversa che riscrive le narrazioni del passato.

    Non si tratta più di sperare in un futuro o di agire su un presente, ma di darci il potere di mettere in discussione le nostre antiche narrazioni. È con questa riscrittura che vuole distogliere lo sguardo dall'ovvio e dal banale per offrirci una nuova alternativa: una Metopia. Concediamo a questo neologismo di qualificare quella che possiamo definire come un'utopia mnemonica. Un'utopia che agisce sulla memoria, in quanto introduce nuovi assemblaggi narrativi, e che si libera da ogni forma codificata in precedenza. Lo scopo di una Metopia non è quello di disegnare un mondo ideale, né di introdurre nel presente l'immagine fantastica di una realtà virtuale o, come si usa dire una "realtà aumentata". Al contrario, si tratta di agire sulle basi mnemoniche che governano la nostra immaginazione. Andare alla ricerca di narrazioni antiche per scuoterle, renderle più vicine, camuffarle, liberarle dal loro essenzialismo.2

    Per mostrare il mondo Metopico che sogna, Luca Galofaro procede attraverso il montaggio, l'anacronismo e l'atlante. Con questo trittico di strumenti, l'architetto cancella i confini geografici e storici. Apre l'intero tempo della costruzione umana come serbatoio di possibili sogni. Il contemporaneo diventa un tempo totale.

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    La mostra non pretende affatto di essere esaustiva. Il campo di ricerca aperto dall'architetto è infinito. Diviso in più sequenze, il percorso espositivo è concepito come un Road movie senza i classici vincoli della narrazione. Di stanza in stanza si apre una Metopia come un percorso senza meta, che avanza a singhiozzo, per effrazione, per caso e che disegna il paesaggio ultimo di una vita, quella di Luca Galofaro, nato nel grande collage che è la città di Roma. Infatti, l'architetto cuce i paesaggi della sua città con i resti che raccoglie. Prende ciò che cade (cartoline, ritagli di riviste, libri) così come lascia che i sedimenti delle città che attraversa siano depositati in lui. Cinque atti ci guidano nel mondo dei suoi sogni: Orizzonte; Ultimo atto romantico, Ciò che resta del mondo, Memoria nascosta delle immagini; Memoria del nuovo.

     

    1) Luciano Canfora, Il copista come autore, Venditore Palermo 2019

    2) Il termine che scegliamo, Métopia, con l'aspetto di un metope, che ci viene dal vocabolario dell'architettura: "Intervallo quadrato che è tra i triglifi del fregio dorico e in cui sono messi gli ornamenti" (Littré).